Esclusiva

16 Luglio 2020
Scoutismo in un’estate a distanza

La reazione del mondo scoutistico alle disposizioni sul distanziamento sociale sono state variegate. Esaminiamone due speculari, entrambe a Roma

«Lo facciamo per i ragazzi, se lo meritano dopo questo periodo difficile». Stefano Fioravanti ha un tono di voce squillante, sembra di poterlo veder sorridere anche attraverso la cornetta. È un capo scout del gruppo Roma 121 e, come tutti, ha dovuto vedersela col Coronavirus. Dopo le riaperture si è potuto tornare a fare attività con i ragazzi, e il gruppo di Stefano ha colto l’opportunità: «Abbiamo deciso tutti insieme di lanciarci in queste attività estive. Vogliamo avvicinarci il più possibile alla normalità, anche nell’epoca del distanziamento sociale. I nostri ragazzi dormiranno all’aria aperta, ognuno di loro in un rifugio costruito ad hoc. Eviteremo di prendere i mezzi pubblici e le attività saranno realizzate per gruppetti».

Rispettare le norme igieniche è una delle preoccupazioni principali per gli educatori, che si organizzano di conseguenza: «Utilizzeremo tre lavabi distanziati, sveglieremo i ragazzi in maniera scaglionata per permettere ai vari gruppi di lavarsi evitando assembramenti. Per il cibo, dato che il decreto vieta ai minorenni di cucinare, ci affideremo ad una cambusa che si occuperà di preparare colazione, pranzo e cena per tutti».

Dopo il lockdown serviva una ripartenza: «La quarantena e le chiamate telematiche ci hanno resi tutti stanchi, sia noi che i ragazzi. Inizialmente eravamo titubanti ma sentivamo il bisogno di rafforzare il legame con loro dopo questo periodo. L’attività estiva sarà stressante, parecchio (ride, ndr). Ma ne vale la pena».

Uno scout è tale perché in grado di scegliere, e ci sono gruppi che hanno deciso di agire in maniera differente. Cristiana Astolfi, capo del Roma 150, ci racconta l’altra faccia della medaglia: «Noi non faremo attività questa estate. La scelta è stata serena, perché per noi c’era una sola risposta a questa situazione. Volevamo educare alla legalità, senza compromessi di alcun genere. L’atteggiamento giusto, secondo noi, è adeguarsi alle indicazioni del governo. Inoltre, imbarcarci in questa cosa ci sembrava che rappresentasse tutto tranne lo scoutismo. Non dormire in tenda, non poter avere contatto fisico di alcun genere… Non abbiamo interesse nel tenere i ragazzi a queste condizioni. Se una cosa perde senso non va fatta per forza».

C’è chi invece, come il gruppo Roma 132, prova una via di mezzo. «Non avendo la certezza di poter garantire una adeguata sanificazione, preferiamo fare attività più raccolte”. Ci spiega il capo Lorenzo Bartozzi: «Vogliamo tutelare i ragazzi innanzitutto, ma sentiamo anche il bisogno di concludere questo anno particolare stando insieme. Anche se per poco tempo – alcune mattinate -, ci piace l’idea di poterci rivedere dal vivo nel rispetto delle norme di distanziamento. Preferiamo di gran lunga questo, piuttosto che non fare nulla”. La voglia di tirarsi su le maniche non manca a nessuno, ma sono molti i gruppi ad avere diversi modi di affrontare l’emergenza Covid-19.