C’è anche la riforma della giustizia ad animare le sale del convegno di Fratelli d’Italia nei giardini di Castel Sant’Angelo. «Un momento storico, una riforma attesa da trent’anni che garantisce una magistratura libera da condizionamenti politici e dal sistema delle correnti». Con queste parole il deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Vinci introduce il dibattito sulla riforma della giustizia ad Atreju. Al confronto hanno preso parte figure di spicco, che hanno innalzato il tono della discussione: dal deputato FdI Galeazzo Bignami al Cinque Stelle Alfonso Colucci, dal presidente della Anm Cesare Parodi alla senatrice leghista Simonetta Matone e al giornalista Alessandro Sallusti. A moderare il panel il direttore di AdnKronos Davide Desario.
Parodi dà inizio alla discussione sottolineando l’indipendenza della magistratura e ammettendo che «è vero che sono presenti dei problemi, quali la lentezza dei processi e l’eccessivo carico di procedimenti affidati a ciascun pm – che è ben superiore alla media europea – ma anche che gli stessi non possono essere efficacemente risolti da una riforma che è puramente ordinamentale». Conclude poi rimarcando che il dialogo fondamentale tra la politica e il potere giudiziario è minacciato dal sentimento di sfiducia che l’una nutre verso l’altro.
Il sorteggio dei membri del Consiglio superiore di magistratura è subito al centro dello scontro. La senatrice Matone ha infatti ricordato agli ospiti e al pubblico presente in sala il caso Palamara, che ha rappresentato plasticamente il correntismo che da anni guida le decisioni del Consiglio. Il sorteggio rappresenta per la maggioranza di governo la soluzione finale al problema, l’unica via da percorrere. «Perché dovrebbe andar bene per le corti d’assise che emettono sentenze d’ergastolo e non per il Csm?», chiede Matone.
Di opposte vedute il deputato Colucci. «Le correnti vanno estirpate, ma il sorteggio non risolve il problema e non premia il merito. Si sarebbe dovuto fare di meglio», proponendo come alternativa per scegliere i membri del Consiglio un concorso interno o la riduzione del numero dei componenti, sia laici che togati. «Ma se nella scorsa legislatura il Movimento 5 Stelle li ha addirittura aumentati», risponde Bignami, ironizzando anche sul fatto che il direttore del Fatto Quotidiano – giornale di punta del fronte del No – Marco Travaglio sia stato in passato favorevole alla riforma. Prende poi la parola Sallusti, che scherza sul rischio che si possa barare anche in un sorteggio.
Segue un’accesa discussione sul ruolo che i magistrati, a partire dalla prima candidatura in parlamento di Antonio Di Pietro negli anni novanta, hanno sempre avuto in politica. Se la maggioranza di governo ritiene che questo leda l’indipendenza del potere giudiziario o che, peggio, la elimini, il presidente Parodi risponde evidenziando che i giudici riflettono l’intero paese, costituiscono un valore aggiunto, e che, soprattutto, non meritano il trattamento che l’opinione pubblica, spinta dalla politica, riserva loro.
Chiude il panel Bignami parlando del tema dell’Alta Corte disciplinare, sottolineando come gli errori giudiziari commessi al giorno d’oggi dai magistrati non vengano quasi mai puniti, e nei rari casi in cui ciò avviene si tratti solo di «semplici censure».