«Se mi togliessero i social sarei arrabbiata». «Li uso per informarmi e conoscere il mondo». «Penso di avere la testa e responsabilità per usarli nel modo giusto». «Avrei più tempo libero e smetterei di confrontarmi continuamente con corpi e vite perfette.» «Forse troverei nuovi modi di socializzare»
L’Australia ha introdotto per la prima volta al mondo un divieto totale di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni, e queste voci di ragazze e ragazzi italiani tra i 12 e i 15 anni e rispondono ad una domanda che in molti potrebbero essersi posti: E se il ban venisse attuato anche in Italia?
Il provvedimento portato avanti dal presidente Anthony Albanese riguarda dieci piattaforme, tra cui Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, X e YouTube, mentre restano escluse applicazioni come WhatsApp, YouTube Kids e Google Classroom. Non è più possibile creare nuovi account e quelli già riconducibili a utenti under 16 vengono progressivamente disattivati. Le piattaforme che non rispettano la norma rischiano multe fino a 49.500 dollari australiani e dunque hanno già confermato che si adegueranno.

La riforma non è esente da critiche: il nodo principale riguarda la verifica dell’età: per far rispettare il divieto, le piattaforme ricorrono a un sistema di ‘facial age assurance’, ovvero una stima dell’età basata sui tratti del viso. Qualora il test fallisse (e sono già stati segnalati diversi casi di sedicenni che lo hanno superato), si ricorre a documenti d’identità o a sistemi di analisi del comportamento online, sollevando preoccupazioni sul fronte della privacy. Inoltre, secondo critici, strumenti come le VPN renderebbero il blocco facilmente aggirabile. Nonostante le polemiche, il governo australiano ha definito la misura necessaria per tutelare la salute mentale dei più giovani.
L’Australia potrebbe non restare un caso isolato: come riportato dal The Guardian, Malesia, Nuova Zelanda e Danimarca stanno già valutando provvedimenti simili. È dunque lecito chiedersi anche per l’Italia: quale sarebbe la reazione dei ragazzi e quanti under 16 utilizzano oggi quotidianamente i social network?
I dati dell’Italia
Secondo il report di Save the Children (aprile 2025) il fenomeno inizia già in età infantile: circa un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni utilizza lo smartphone tutti i giorni, e tra gli 11 e i 13 anni il 62,3% ha almeno un account social, nonostante la legge preveda un’età minima di 14 anni (13 con autorizzazione dei genitori). Il trend cresce ulteriormente con l’adolescenza: l’indagine ISTAT “Bambini e Ragazzi” del 2023 mostra che, nella fascia 11-19 anni, quasi l’85% dei ragazzi possiede un profilo su almeno un social network.
Le voci degli adolescenti
Un eventuale divieto per gli under 16 avrebbe quindi un impatto diretto sulla quotidianità della maggior parte degli adolescenti italiani, che vedono nei social il principale spazio di socializzazione: «Dai 13-14 anni iniziano i primi amori e spesso passano dai social», racconta Roberto, classe 2011. «Ci si conosce su Instagram, ci si scrive, e da lì nascono relazioni che poi diventano reali». Per molti, i social non sono solo intrattenimento: «Sono diventati una parte fondamentale della nostra generazione», spiega Nina, 15 anni. «Seguire amici, famiglia, persone che ci ispirano è anche un modo per capire chi siamo e in cosa crediamo». In questa prospettiva, togliere i social significherebbe togliere uno spazio di espressione in una fase in cui l’identità è ancora in costruzione. «È come se fosse un po’ un mondo a parte» aggiunge Sara ,15 anni.
C’è anche chi, come Giacomo, 14 anni, rientra in quella fetta di “esclusi” segnalata dall’85% dei dati Istat: «Io non uso i social, quindi per me non sarebbe un problema se li vietassero fino ai 16 anni». Tanti adolescenti ne sottolineano il ruolo informativo: «Grazie ai social le notizie ci arrivano velocemente, e non siamo una generazione che legge i giornali, ci teniamo aggiornati principalmente così» dice Martina
Eppure, gli stessi ragazzi riconoscono le criticità, e comprendono le motivazioni del ban australiano: «Capisco che TikTok e Instagram, se usati male, possano essere pericolosi», «A volte esagero e finisco per passarci sopra oltre otto ore, ma sto lavorando sull’auto regolarmi» raccontano alcuni di loro.
Tra tutela, libertà e responsabilità, il dibattito resta aperto: il divieto può proteggere, ma d’altra parte l’educazione digitale insegna a gestire i social in modo consapevole. Come trovare un equilibrio che permetta ai ragazzi di usarli senza cadere nelle logiche della dipendenza?