Esclusiva

Dicembre 16 2025
Tutto inizia con Charlie Parker
«Per il jazz è fonte della verità»

In occasione del settantesimo anniversario della morte del sassofonista, Francesco Cafiso analizza lo stato della scena jazz contemporanea

«Per me questo concerto è stato il pretesto per ricordarmi quanto Parker sia fondamentale: ti rendi conto di come la sua musica sia incredibile. C’è una serie di contrasti ed elementi che la rendono unica». Con queste parole Francesco Cafiso, musicista e produttore, racconta l’evento dedicato a Charlie Parker andato in scena nella sera di domenica 14 dicembre all’Auditorium della Conciliazione di Roma. Sul palco, per ricreare la magia del celebre concerto tenuto nel 1953 alla Massey Hall di Toronto, si è esibito un quintetto italiano. Al sax, a interpretare le parti di Parker, c’era proprio Cafiso, uno dei talenti più precoci della storia del jazz italiano.

A partire da Charlie Parker, Cafiso commenta l’attuale scena jazzistica. «C’è veramente tanta musica jazz di altissimo livello. Devo dire che, da un punto di vista tecnico, strumentale e estetico, ci sono cose che mi interessano molto e che ascolto con piacere. Le cose che mi emozionano di più riguardano spesso il jazz del passato. Nel tentativo di ritagliarsi uno spazio in questo eccesso di informazioni e di musica, gli artisti sono spesso concentrati sul trovare soluzioni interessanti, con il rischio di non emozionare».

Tutto inizia con Charlie Parker </br>«Per il jazz è fonte della verità»
Foto di Giampiero Rinaldi

Il bilancio non è del tutto negativo. Tra gli artisti più interessanti cita gli statunitensi «Joel Ross, Cécile McLorin Salvant, Sullivan Fortner e il trombettista Ambrose Akinmusire, nominato quest’anno ai Grammy». Segue anche la scena britannica e lo incuriosisce soprattutto il sassofonista Soweto Kinch. Mentre in Italia «in questi ultimi anni ho lavorato spesso con Alessandro Lanzoni, un bravissimo pianista che scrive molto bene. Anche Enrico Zanisi è un altro pianista eccezionale, così come Mauro Schiavone con cui collaboro da tanto e che meriterebbe molta più attenzione».

Cafiso ha vissuto circa tre anni a New York, entrando in contatto diretto con la scena jazz statunitense. «New York rimane un posto in cui succedono più cose, per il semplice fatto che vi arrivano musicisti da tutto il mondo e si crea un vero e proprio laboratorio creativo. Molte di queste cose si riflettono, in parte, nella scena globale». Fermo restando il ruolo dei festival, la differenza più grande con l’Italia è la presenza dei jazz club, piccole realtà che contribuiscono al consolidamento del circuito, di cui «abbiamo davvero bisogno».

Tutto inizia con Charlie Parker </br>«Per il jazz è fonte della verità»
Foto di Giampiero Rinaldi

«In Italia, rispetto a qualche anno fa ci sono meno produttori. Manca quella figura che crede nell’artista, in quello che fa e che, di conseguenza, lo mette nella condizione ideale per fare la sua musica e investire su sé stesso». La soluzione per Cafiso è essere flessibili: cercare una formula giusta per seguire la propria indole e i propri obiettivi, tenendo allo stesso tempo in considerazione l’aspetto lavorativo. Senza dimenticare i parametri fondamentali che definiscono il jazz. «Lo swing è uno di questi elementi. Anche una certa consapevolezza della tradizione è un punto cruciale. Avere basi solide che partono dalla tradizione ti dà quella libertà che ti consente di fare qualsiasi cosa».

Alla domanda su chi dovrebbe essere omaggiato tra 70 anni, risponde: «Fra 70 anni bisogna continuare a celebrare Charlie Parker. Così come Duke Ellington, Thelonious Monk, Louis Armstrong. Bisogna non perdere mai di vista quali sono le basi e il motivo per cui io e molti altri abbiamo scelto di fare questa musica».