Esclusiva

Dicembre 22 2025.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 27 2025
Shab-e Yalda, l’identità persiana anche lontani da casa

La festa per il solstizio d’inverno in cui si leggono poesie e si celebra il ritorno della luce

Il 21 dicembre, alle 16:54, il sole tramonta a Teheran lasciando spazio alla notte. A Milano, il buio arriva qualche minuto prima, ma anche a latitudini diverse le due città hanno qualcosa di simile. La comunità persiana si riunisce per festeggiare il solstizio d’inverno, la notte di Yalda.

È la notte più lunga dell’anno e per milioni di persone tra l’Iran, l’Afghanistan e l’Asia centrale è una data piena di simbolismo. Il nome della festa, Shab-e Yalda, significa “la notte della nascita” e, nel giorno in cui il buio è più lungo e intenso, familiari e amici si riuniscono per mangiare, conversare e leggere poesie fino a tardi.

È una celebrazione domestica che si svolge intorno a un korsi, un grande tavolo quadrato basso che sotto viene riscaldato da braci o, al giorno d’oggi, da riscaldatori elettrici. Sopra il korsi vengono messe delle coperte per poter infilare sotto le gambe e tenerle al caldo. Yalda ha origini antichissime. Gli iraniani la osservano almeno dal 502 a.C. e dal 2022 è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Nella tradizione zoroastriana, una delle religioni monoteiste più antiche del mondo nata in Persia, la notte più lunga dell’anno era considerata particolarmente pericolosa: il momento in cui Ahriman, lo spirito del male, raggiungeva il suo massimo potere. Per proteggersi, si consigliava di non dormire e di restare con i propri cari. Ci si riuniva a casa del membro più anziano della famiglia e si mangiavano cibi simbolici per accogliere di nuovo la luce e le giornate che si allungano.

«Viene chiamata anche la notte rossa», racconta il proprietario del ristorante persiano Shalto di Milano. È il colore del sole cremisi che rinasce e rinizia a riscaldare le giornate preannunciando la primavera. Le tavole, illuminate dalle candele, vengono imbandite con melograni, fette di anguria conservate dall’estate, barbabietole e altri frutti rossi.

Shab-e Yalda, l'identità persiana anche lontani da casa

Nelle case iraniane, durante lo Shab-e Yalda, gli anziani si alternano nella lettura di poesie, principalmente quelle di Hafez, celebre poeta persiano del XIV secolo. Il suo libro più noto, il Divan, viene aperto a caso e, dopo aver chiuso gli occhi, lo si interroga sull’amore o sul futuro. Il sonetto che appare sulla pagina viene letto ad alta voce e interpretato collettivamente, come una forma di divinazione in rima.

La tradizione continua ancora oggi. Sul bancone del locale Shalto ci sono candele, melograni, uva e bacche rosse. Il ristorante si riempie di persone che si conoscono tra loro. Si salutano da un tavolo all’altro e ogni tanto si alzano per fare due chiacchiere o mostrare una foto al cellulare. Per questa notte speciale è previsto un menù fisso in cui vengono serviti piatti tradizionali come il khoresh morgh nardooni, uno stufato di pollo al melograno caratterizzato da una melassa che unisce dolcezza e acidità in un equilibrio precario.

Shab-e Yalda, l'identità persiana anche lontani da casa

La festa non celebra il buio, ma la sua fine annunciata. Ricorda che l’oscurità può essere lunga, ma non è eterna. Yalda rimane una festa intima, che avviene in salotti casalinghi, tra generazioni diverse. È un momento di speranza, dialogo e condivisione. E anche quando si è lontani dalla propria terra, si trova il modo di far prevalere l’unione sulla solitudine.