Esclusiva

Dicembre 29 2025
Breaking Rust, la band generata dall’Ia che scala le classifiche

Nata nel 2025 ha 2.5 milioni di ascolti mensili su Spotify, più di Tommaso Paradiso. Anche se nessuno dei suoi membri esiste

Il progetto country generato dall’Intelligenza artificiale si muove come un gruppo iperrealistico: pubblica brani, playlist, supera artisti in carne ed ossa. I membri della band sono identità fittizie ascoltate da persone vere. “Walk my Walk”, la loro canzone più famosa, presenta più di 10 milioni di streaming.

«Non demonizzerei l’IA. Può essere una risorsa, come lo è l’autotune o come lo è stata la chitarra elettrica sulla chitarra acustica sessant’anni fa», spiega il giornalista, esperto di musica, Patrizio Ruviglioni, a sottolineare come l’uso della tecnologia non sia una novità nella musica: ad essere nuova è la sua autonomia.

Il giornalista, però, mostra come l’IA non sia in grado di comporre musica dal nulla: «Desume, sintetizza, si appoggia su materiale esistente e ricava output nuovi. Se chiedi di creare una canzone stile Oasis, lo farà». Una sinfonia che nasce dall’analisi accurata dei dati più che dall’avvicendarsi di ricordi ed emozioni.

Sono proprio questi ultimi a definire la cifra stilistica di Tommaso Paradiso, ex frontman dei Thegiornalisti, che però su Spotify ha 400 mila ascoltatori in meno dei Breaking Rust. Dal 2019 ha annunciato l’addio alla band per concentrarsi su un percorso da solista. Da allora la sua discografia annovera diversi singoli di successo che hanno fatto commuovere migliaia di italiani.

Da un lato l’IA garantisce perfezione formale, dall’altro esiste l’imprevedibilità dell’essere umano. «La creatività, a livello musicale, non è desumere e creare dall’esistente», osserva Ruviglioni. «Il vero artista ha un vissuto, un guizzo, una libertà d’espressione prettamente umani». Esplicativo anche l’esempio di Marracash: «Se avessi chiesto all’IA di produrre un disco nuovo partendo da Status o Santeria, avrebbe creato qualcosa di simile, ma di certo non Persona. Marracash, nel frattempo, ha vissuto qualcosa che lo ha cambiato. Delegare tutto alla macchina è una sconfitta per la creatività umana».

Esempi di complessità emotiva, ingegno, tecnica e presenza scenica non mancano. Michael Jackson ha prodotto Thriller, l’album più venduto di sempre con oltre 70 milioni di copie. Bruce Springsteen ha raccontato l’America con una chitarra e sospiri malinconici. I Beatles hanno inventato nuove sonorità da zero. Freddie Mercury e i Queen hanno fatto tremare il mondo al Live Aid del 1985, il grande concerto di beneficenza contro la carestia in Etiopia. E poi i giganti del funk e dell’R&B, da James Brown a Stevie Wonder, da Aretha Franklin a Diana Ross, capaci di far vibrare un’emozione ancor prima di una nota.

Cosa accadrà dopo la rapida diffusione della musica sintetica? «Mi è impossibile prevedere quel che sarà. Quello che posso dire è che la cosa dipenderà da noi, dai nostri click», spiega Ruviglioni.

Sebbene l’intelligenza artificiale, Paul McCartney e Tommaso Paradiso abbiano caratteristiche diverse, l’emotività resta un territorio umano. Ed è forse proprio lì, in quell’angolo fragile e imperfetto fatto di vissuto, errori ed intuizioni, che la musica continua a trovare il suo senso più autentico: non nei numeri, ma in ciò che da sempre riesce a farci sentire.