Esclusiva

Dicembre 30 2025.
 
Ultimo aggiornamento: Gennaio 1 2026
Fare finta per davvero: quarant’anni del Teatro Verde

Nel cuore di Monteverde il Teatro Verde da quarant’anni trasforma burattini e ombre nel gioco più serio che ci sia: libertà e fantasia

«Fare finta, crederci: quello è il gioco». Un gioco di colori, luci e fantasia è quello che ogni giorno, da quarant’anni, porta in scena il Teatro Verde, «presidio culturale» per bambini e ragazzi nel quartiere Monteverde di Roma. Oltre l’insegna c’è una «strada di mattoni gialli» che porta tra librerie traballanti, buffi burattini e personaggi sopra le righe. È qui che, dentro e fuori dal palco, prendono vita mille storie per un pubblico che sfiora le quarantamila presenze annue. 

La storia del Teatro Verde affonda le sue radici in un passato lontano, quasi fiabesco. La prima è stata Maria Signorelli, nata nel 1908 e cresciuta nei salotti romani frequentati da intellettuali e artisti di spicco. La sua fantasia sfrenata si manifesta subito, rendendola capace di trasformare tutto: nella sua mente un filo d’erba, un pezzetto di legno, un ritaglio di carta o uno straccio si anima e parla. «Lei vedeva il futuro, la potenzialità delle cose» prima ancora che queste prendessero davvero forma: era nata burattinaia. Nel ’47 fonda L’Opera dei Burattini, che nel ’79 diventa la Nuova Opera dei Burattini. A cambiare è l’obiettivo: Maria pensa in grande e immagina un teatro d’animazione per le nuove generazioni, giovani e giovanissimi che le sembravano così disponibili a lasciarsi rapire dall’inganno della scena e pronti a intervenire con il loro bagaglio di fantasia. Questo è il seme del Teatro Verde, che nasce ufficialmente nell’86 recuperando gli insegnamenti della Signorelli: «verde come il tè, come i lasciapassare, come il mare di chi vive in campagna, come l’energia pulita, come i soldi che mancano».

Fare finta per davvero: quarant’anni del Teatro Verde

«Avere tanta continuità in quarant’anni è una bella sfida», racconta Veronica Olmi, cuore e nucleo della compagnia, «vuol dire che il progetto è stato una buona intuizione». A confermarlo, il telefono della segreteria che non smette un momento di squillare e le decine di bambini che trotterellano verso la platea. In bacheca, locandine nuove si accavallano a quelle logore degli spettacoli storici: «I burattini sono il nostro linguaggio teatrale preferito, un po’ perché siamo legati a doppio filo alla storia della Signorelli burattinaia, un po’ perché è la forma più gradita dal nostro pubblico, e un po’ perché crediamo che il teatro di figura sia quello che stimola al massimo la fantasia sia di chi lo fa, che di chi lo osserva» racconta Olmi. Ma la compagnia non si limita di certo: «Il linguaggio è uno strumento con cui raccontare, non il contenuto della storia». Per questo, accanto ai burattini, ombre cinesi si allungano sul fondale, mentre attori e attrici recitano e ballano.«Come diceva la stessa Maria: “Chi dà vita al burattino può farlo veramente, nel massimo abbandono e con tutta l’anima”».

Sta tutto nel gioco, nel fare finta che il pupazzo di stracci dica e faccia qualcosa sul palco. Per questo i bambini sono il pubblico per eccellenza: «Sono completamente spalancati, pronti a ricevere tutto, a cambiare idea e posizione, al più elevato grado di ricezione e permeabilità». Per la compagnia del Teatro Verde i piccoli spettatori «non sono adulti bassi o neonati alti»: nelle rappresentazioni non c’è spazio per «vezzeggiativi, diminutivi, versetti strani, additivi e conservanti linguistici». L’obiettivo è quello di avvicinare i bambini al teatro, o quantomeno di «farlo entrare nel loro orizzonte quotidiano quanto potrebbe starci il campo da calcio o il banco di scuola».

Fare finta per davvero: quarant’anni del Teatro Verde

«Se c’è una cosa di cui sono certa è che il teatro rende liberi. Heine una volta disse: “Da ragazzo lessi tanto che non ebbi più paura di nulla”. Ecco, credo che il teatro dei burattini faccia lo stesso effetto».