«Ho congelato gli ovuli, è una cosa molto comune lo fanno un sacco di donne. Così se un giorno vorrai, sai che stanno là» dice Pilar Fogliati nei panni della giovane Lara in una scena del film “Follemente” di Paolo Genovese, parlando con un Edoardo Leo visibilmente stupito ed incredulo.
Proprio in quell’espressione dubbiosa è racchiuso tutto lo stupore per una pratica ancora poco diffusa e non del tutto normalizzata. Perché, in realtà, non è così comune come si potrebbe pensare, soprattutto considerando che in Italia la Egg freezing, o criconservazione degli ovociti, arriva a costare fino a 7000 euro per una donna, rendendola un privilegio concesso solo a chi può permetterselo.
Lo sanno bene le donne del collettivo indipendente “Stiamo Fresche”, che il 2 novembre 2025, in occasione della giornata della fertilità, hanno deciso di lanciare una petizione online su change.org chiamata “Congeliamo gli ovuli, non i diritti.” L’obiettivo è raccogliere firme a sostegno del riconoscimento della crioconservazione come prestazione di prevenzione garantita dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
«Il nostro gruppo nasce da un interesse condiviso, quando mi sono ritrovata a parlare con tantissime donne con problemi di fertilità, malattie o che semplicemente si trovano nell’impossibilità economica di avere un figlio presto, abbiamo deciso di unirci. Siamo tutte donne con background diversi, dall’avvocato alla sessuologa, forse la cosa più simile che abbiamo è l’età, abbiamo tutte tra i 25 e i 35 anni» racconta Marta Maria Nicolazzi, sociologa e cofondatrice del collettivo.

A differenza di quanto accade in altri Paesi, come la Francia dove le donne tra i 29 e i 37 anni possono accedervi senza costi, in Italia il SSN eroga la crioconservazione degli ovociti gratuitamente, o a costi ridotti, solamente a donne ti età inferiore ai 40 anni che seguono percorsi oncologici. In tutti gli altri casi il ricorso alla pratica è escluso dai LEA (livelli essenziali di assistenza) ed è totalmente a carico della paziente. Anche per i casi riconosciuti dalla legislazione in materia, l’accesso a tali agevolazioni dipende da numerosi fattori, come le disponibilità di fondi regionali o l’esistenza di centri pubblici specializzati nella pratica.
Da questi presupposti nasce la campagna di sensibilizzazione delle attiviste di Stiamo Fresche, che mira a puntare i riflettori sul diritto alla fertilità, colmando le lacune conoscitive sul tema attraverso le loro piattaforme. Ciò che chiedono non è solo l’aggiornamento dei LEA, ma anche la modifica della Legge 40/2004 (la norma che regola la Procreazione Medicalmente Assistita PMA), affinché venga riconosciuta la prevenzione della fertilità come diritto autonomo rispetto alla PMA, e la creazione di un Registro Nazionale della Crioconservazione per garantire trasparenza ed equità a livello territoriale.
Il loro è un obiettivo abbastanza ambizioso, ne è consapevole Marta: «sappiamo che stiamo puntando un po’ alla luna, chiediamo che ci sia una legge che renda la crioconservazione gratuita per tutte le donne dai 18 ai 40 anni» ma, sognando in grande, «vogliamo continuare a coltivare la nostra community che è fatta di persone che si sono unite sperando anche che si arrivi a un giorno in cui non ci sia più bisogno di questa comunità, perché non ci saranno più donne che devono vivere quello che molte di noi stanno vivendo, dover spendere un sacco di soldi o dover andare all’estero».
Alla domanda sul perché anche gli uomini dovrebbero firmare, l’attivista risponde che «la salute riproduttiva non riguarda soltanto le donne, ma ci riguarda come società, e ci sono anche molti discorsi legati alla fertilità maschile che in un futuro noi vorremmo affrontare. Se non si è uniti e unite tutte insieme non si va da nessuna parte. È una chiamata etica e morale che dovremmo avere tutti». Perché, come si legge nella pagina Instagram “Stiamo Fresche”, congelare gli ovuli non deve significare congelare i diritti.