Esclusiva

Gennaio 2 2026
Il primo gennaio alla stazione di Roma Porta San Paolo

La metropolitana è il pentagramma dove ogni giorno si posano corpi, passi e attese. Per un pomeriggio, quelle linee hanno suonato in modo diverso

Il suono secco della convalida ai tornelli scandisce il passaggio continuo dei viaggiatori. Tra passi e qualche parola a bassa voce, lo sguardo corre ai tabelloni per controllare i minuti che mancano alla prossima corsa. Davanti a quella che un tempo era la biglietteria della Stazione di Roma Porta San Paolo si inciampa, però, in una consolle che diffonde musica: è il dj set di STRADA, DE:MA e  AKÏI di ROUGH RADIO.  Un intervento di soft clubbing curato da Spring Attitude Festival. Il rumore di fondo del passaggio lascia spazio a un ascolto inatteso che, nel pomeriggio del primo gennaio 2026,  distoglie il pensiero dall’anno appena iniziato e da quello che verrà. 

«Io vivo a Berlino e lì questo tipo di interventi sono sostenuti anche dalle istituzioni. Sono eventi che permettono di riappropriarsi degli spazi e di connettere persone che normalmente non si incontrano: famiglie, giovani, anziani. La stazione, poi, rende magica questa esperienza, con la sua acustica unica».  A parlare è DE:MA , che legge l’esperienza come parte di una pratica ormai diffusa in molte capitali europee: usare la musica e la cultura per riattivare luoghi non progettati per la socialità, restituendo loro una funzione collettiva. 

Il primo gennaio alla stazione di Roma Porta San Paolo

Centinaia di persone attraversano la stazione e si fermano. L’allure del giorno di San Silvestro si percepisce nella cadenza e nella tranquillità con cui ci si ritrova assieme. La pavimentazione accoglie i partecipanti in un luogo immaginato per un passo veloce e ritmi sincopati, in un costante equilibrio provvisorio.

«Sono cose che nelle capitali del Nord Europa accadono regolarmente. Portarle qui significa immaginare Roma allo stesso livello, come una città che può vivere i propri spazi anche in modo informale e condiviso»,  osserva Andrea Esu, direttore artistico di Spring Attitude. Nato nel 2009, è uno dei principali festival di musica elettronica e contemporanea della capitale, un progetto cresciuto negli anni fino a diventare un punto di riferimento per la scena cittadina e internazionale, attivo anche attraverso eventi diffusi come questo.

«È un evento molto particolare, non me l’aspettavo, mi ha colpita e mi sono fermata perché ha attirato la mia attenzione».

Clara  ha in mano il libretto di Roma Capodarte 2026, l’iniziativa dedicata agli 80 anni della Costituzione che vede eventi diffusi in tutta la Capitale il primo gennaio. Non una semplice ricorrenza, ma un omaggio al lavoro delle Madri e dei Padri Costituenti, capaci di tradurre valori come uguaglianza e promozione della cultura in un’architettura duratura di diritti e libertà. Come lei, sono in molti ad arrivare senza averlo programmato: Isabella di Zurigo è scesa alla metro di Ostiense e, rimasta colpita da ciò che ha trovato risalendo in superficie, ha deciso di fermarsi. 

Il primo gennaio alla stazione di Roma Porta San Paolo

«Capodarte è un’iniziativa che negli anni è cresciuta progressivamente,grazie all’impulso dato dall’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio. È una rassegna diffusa che restituisce il primo gennaio alla città come una vera festa cittadina, capace di coinvolgere tutti i Municipi. insieme a Spring Attitude abbiamo avviato una progettualità comune, lanciando anche un osservatorio sui festival e sulla vita notturna della città. 

Da questo percorso nasce l’idea di attivare Porta San Paolo come un inciampo positivo nell’attraversamento quotidiano: un luogo di passaggio che, con pochi interventi, può trasformarsi in palcoscenico. Quest’anno, con l’avvio delle celebrazioni per gli 80 anni della Costituzione, il significato è ancora più forte. Roma è una città aperta, multiculturale, europea, che deve continuare a riconoscere e rafforzare questa sua identità. Iniziative come questa raccontano una città orgogliosa del proprio patrimonio architettonico e capace di esorcizzare il Novecento attraverso momenti di aggregazione e condivisione».

Le parole di Amedeo Ciacchi, presidente del Municipio VIII di Roma, incarnano l’idea un’interruzione programmatica dell’automatismo del movimento, trasformando un “non-luogo” in un luogo temporaneamente abitato. Come in uno spartito, dove le note trovano il loro posto su linee disegnate, la metropolitana è il pentagramma dove ogni giorno si posano corpi, passi e attese. Per un pomeriggio, quelle linee hanno suonato in modo diverso.