Esclusiva

Gennaio 3 2026
Dalle elezioni alle bombe Usa
Le tappe di un lungo conflitto

Gli eventi salienti che hanno preceduto l’arresto di Nicolás Maduro nella notte del 3 gennaio 2026

Dicembre 1989. Il presidente americano George Bush lancia l’operazione Just Cause. Lo scopo è deporre il comandante delle Forze di Difesa panamensi Manuel Antonio Noriega. Accusato di narcotraffico e violazione dei diritti umani, è trasferito negli Stati Uniti e condannato a 40 anni di detenzione. Oggi la storia si ripete con la cattura dell’attuale leader venezuelano Nicolás Maduro. Questi i recenti eventi che hanno condotto al blitz americano:

Elezioni 2024 e 2025: un voto segnato da brogli
Dopo 12 anni al governo, nel luglio 2024 Nicolás Maduro viene rieletto per un terzo mandato. Le irregolarità nel voto vengono denunciate dalla comunità internazionale. Il 15 agosto Brasile e Colombia chiedono il ritorno alle urne senza successo. L’ingerenza del regime autoritario costringe anche Edmundo González Urritia, considerato da molti il vincitore legittimo, all’esilio in Spagna. Simili accuse vengono riproposte in occasione delle elezioni parlamentari di quest’anno. Il 25 maggio 2025 infatti il Grande Polo Patriottico, la coalizione capeggiata da Maduro, vince con una maggioranza dell’83%. Il partito socialista unito del Venezuela guidato dal leader chavista conquista 23 dei 24 posti di governatore. L’opposizione denuncia però un clima antidemocratico che ha visto numerosi arresti.

Il raddoppio della taglia su Maduro
L’8 agosto 2025 la procuratrice generale statunitense Pam Bondi promette su X «una storica ricompensa di 50 milioni di dollari per qualunque informazione porti all’arresto di Nicolás Maduro». Il presidente venezuelano è accusato dalla Casa Bianca di essere a capo del Cártel de los Soles, una rete di narcotrafficanti inserita da Washington nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. Le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela erano forti anche prima dell’insediamento di Trump. Joe Biden aveva infatti deciso un aumento della taglia sul leader chavista da 15 a 25 milioni di dollari dieci giorni prima della fine del suo mandato.

Usa: via ai bombardamenti contro navi venezuelane
Dopo aver schierato navi da guerra nel mar dei Caraibi, nei pressi delle coste venezuelane, il 2 settembre 2025 le forze armate statunitensi fanno saltare in aria un’imbarcazione addetta al trasporto della droga. Il presidente Donald Trump ha fatto sapere tramite il suo social network Truth Social che nell’operazione hanno perso la vita «11 narcoterroristi appartenenti alla banda criminale venezuelana Tren de Aragua». Il 15 settembre la Casa Bianca annuncia la distruzione di un secondo natante che trasportava droga verso gli Stati Uniti.

Il Nobel all’opposizione
Il 10 ottobre 2025 il premio Nobel per la pace viene assegnato alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, per la sua lotta «contro un brutale stato autoritario». Pur essendo politicamente vicina alla Casa Bianca, Machado ha sempre sostenuto la necessità di evitare interventi militari contro il regime di Maduro, preferendo la ricerca di una soluzione pacifica. La decisione del comitato per il Nobel contribuisce a riportare l’attenzione internazionale su Caracas e rende evidente l’isolamento del presidente Maduro.

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fonte: Jovenes.Libertad

L’operazione “Southern Spear” contro il narcotraffico
La lotta al narcotraffico si è concretizzata nell’operazione militare Southern Spear (Lancia del Sud) annunciata dal segretario alla difesa USA Pete Hegseth lo scorso 13 novembre. La missione, guidata da US Southern Command e dalla Joint Task Force Southern Spear, ha come obiettivo il contrasto delle reti “narcoterroriste” nell’emisfero occidentale. La campagna ha previsto gruppi di combattimento navali al largo delle coste venezuelane, attacchi a imbarcazioni attribuite al narcotraffico e sequestri di navi cisterna sospette.

Sequestrata la petroliera “The Skipper”
Il 10 dicembre la petroliera venezuelana The Skipper, nota precedentemente come Adisa, è stata sequestrata dagli Stati Uniti. Il motivo: Trump riteneva fosse coinvolta nel traffico di petrolio iraniano. Pam Bondi ha diffuso pochi giorni dopo su X un video dell’operazione in cui alcuni militari raggiungevano la nave calandosi da un elicottero. Una seconda petroliera è stata sequestrata il successivo 20 dicembre.