Esclusiva

Gennaio 3 2026
La condanna di Cina e Russia
«Aggressione inaccettabile»

Le reazioni dei governi e delle piazze all’arresto di Maduro

«La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso della forza da parte degli Stati Uniti contro un Paese sovrano e contro il presidente di un Paese». È una presa di posizione durissima quella diffusa dal ministero degli Esteri di Pechino dopo l’attacco statunitense in Venezuela e l’annuncio della cattura del presidente Nicolás Maduro.

Parole a cui fanno eco quelle di Mosca. «Questa mattina gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Si tratta di un fatto profondamente preoccupante e condannabile», ha dichiarato il ministero degli Esteri russo, denunciando una violazione del diritto internazionale e della sovranità venezuelana.
Nel giro di poche ore le reazioni internazionali si sono moltiplicate, segnalando quanto l’operazione americana abbia inciso sugli equilibri globali. Washington ha imposto uno scacco che obbliga tutti gli altri attori a reagire, aprendo una fase nuova e più incerta della crisi.

Tra le risposte più nette in America Latina c’è quella del Brasile. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha definito gli attacchi statunitensi un «grave affronto alla sovranità del Venezuela», capace di minacciare la regione come zona di pace. Secondo Lula, l’azione americana rappresenta «il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo», e ha invitato la comunità internazionale a intervenire attraverso le Nazioni Unite.

La Cina, oltre alla condanna iniziale, ha ribadito la propria opposizione a quello che definisce un comportamento “egemonico” da parte di Washington, sottolineando che l’uso della forza mina la pace e la sicurezza dell’America Latina e dei Caraibi.

La condanna di Cina e Russia <br>                                                                                                         «Aggressione inaccettabile»

Ancora più dura la posizione della Russia, che ha parlato esplicitamente di “atto di aggressione armata”. Mosca ha giudicato infondati i pretesti dell’intervento e ha invitato a evitare un’ulteriore escalation, ribadendo che l’America Latina deve restare una “zona di pace”.

Condanne sono arrivate anche da Iran, Cuba e Messico. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha richiamato l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, ricordando che «gli Stati devono astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Paese». La Turchia, pur essendo membro della Nato, ha definito l’offensiva americana un atto illegale, schierandosi a sostegno del Venezuela.

In Europa, le reazioni sono state più caute. La Francia ha ricordato che l’operazione viola il principio del non ricorso alla forza e che «nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno».

Per l’Unione europea, l’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha ribadito che «l’UE ha ripetutamente dichiarato che Maduro manca di legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell’UE nel Paese è la nostra massima priorità».

La posizione dell’Italia si è collocata su una linea analoga. Palazzo Chigi ha riaffermato il sostegno all’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica e la condanna delle repressioni del regime di Maduro, precisando però che «l’azione militare esterna non è la strada per mettere fine ai regimi totalitari».

Dal Palazzo di Vetro, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso forte preoccupazione. «Questi sviluppi costituiscono un pericoloso precedente», ha fatto sapere il suo portavoce, sottolineando la necessità del pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta dell’ONU.

In America Latina, il fronte resta diviso. Il presidente argentino Javier Milei, alleato di Donald Trump, ha celebrato l’operazione come una vittoria della libertà. Di segno opposto la posizione della Colombia: il presidente Gustavo Petro ha ribadito che «la pace e il rispetto del diritto internazionale devono prevalere su qualsiasi forma di confronto armato», annunciando il dispiegamento delle forze di sicurezza al confine per fronteggiare un possibile afflusso di rifugiati.

Le tensioni si riflettono infine nelle piazze. In Cile, centinaia di persone si sono radunate a Santiago per celebrare la notizia della cattura di Maduro. In Italia, una prima manifestazione si è svolta davanti all’ambasciata americana, promossa da Arci, con circa 200 partecipanti. Per lunedì 5 gennaio, alle 17.30, la Cgil ha annunciato un presidio a Roma, in piazza Barberini, per «condannare fermamente l’escalation bellica in Venezuela» e l’attacco militare statunitense.