Un sentiero, fangoso per le piogge invernali, corre parallelo al fiume Aniene. A pochi metri dall’ingresso al parco di Via Monte Nevoso, tra gli alberi compaiono i tetti di una serie di piccole baracche. È qui che un gruppo di persone ha trovato un rifugio stabile.
La riserva naturale della Valle dell’Aniene costeggia gran parte del territorio del quartiere Montesacro, a Roma. Un’area verde frequentata da sportivi e famiglie, ma anche da chi, negli anni, ha trovato nel parco una casa, spesso per necessità. Le baracche si concentrano soprattutto lungo le sponde del fiume, sfruttando la folta vegetazione che le nasconde dalla vista dei passanti.
Camminando nella valle, incontrare persone che vivono lì non è difficile. «Abito qui dal 2010, la mattina vado a lavorare al mercato del quartiere», racconta un uomo di mezz’età dall’aspetto curato. Vive da solo. Il suo nome preferisce non dirlo. «Al freddo dell’accampamento ormai sono abituato. Per mangiare cerco cose che non serve cuocere, come salame e formaggio. Se ho bisogno, ho un piccolo fornello».

«Gli accampamenti in questo quartiere ci sono da decenni, non è una novità», spiega Barbara Iacuitto, residente a Montesacro e membro del gruppo Facebook Amici di Città Giardino, che da tempo si occupa dei gatti che vivono nelle baracche della riserva. «Alcune persone lavorano come muratori, cercano di mettere insieme abbastanza soldi per affittare una casa. Non vogliono restare lì, in mezzo ai topi».
L’attenzione sul parco è tornata alta dopo lo sgombero di due accampamenti avvenuto martedì 23 dicembre. Un’operazione congiunta della Polizia di Stato e della Polizia Locale di Roma Capitale ha portato allo smantellamento delle baracche realizzate a ridosso dell’ingresso di Ponte Nomentano.
«Il fiume Aniene attraversa per un lungo tratto il nostro municipio ed è spesso interessato da questi fenomeni», spiega Paolo Emilio Marchionne, presidente del Municipio III. «Non passa mese senza interventi, di diversa portata, volti al ripristino di condizioni sostenibili, sia per tutelare l’area protetta sia per trovare soluzioni adeguate alle persone che si accampano nel parco».

Secondo il presidente, le baracche sgomberate si trovavano su suolo pubblico, mentre altre strutture insistono su terreni privati all’interno della riserva. «Si tratta di situazioni stanziali che la polizia locale monitora attraverso una mappatura degli accampamenti».
Tra i nodi ancora da sciogliere c’è quello del cancello all’ingresso del parco da Ponte Nomentano. «In passato lo abbiamo chiuso parzialmente per evitare che le auto parcheggiassero nella piazzola d’accesso, garantendo il passaggio a pedoni e ciclisti», spiega Marchionne. «Questa volta le condizioni del cancello non convincevano le autorità e ho deciso per una chiusura totale, in attesa di sistemarlo».
Una scelta che ha suscitato proteste tra alcuni residenti. «È assurdo chiudere così un parco», dice Iacuitto. «Per chi si muove a piedi, raggiungere l’ingresso di via Monte Nevoso significa dover allungare molto il percorso».
Tra la vegetazione restano i segni delle vite che abitano il parco. Pareti di bambù, tetti di lamiera, piccoli cancelli di legno e addobbi natalizi. Oggetti che raccontano una realtà complessa che continua a essere legata a una delle aree verdì più grandi della Capitale.