Esclusiva

Gennaio 6 2026
«Non è più via dei Tribunali, è una friggitoria a cielo aperto»

Tra l’aumento del costo della vita e dei b&b Napoli è schiacciata da turismo di massa e gentrificazione

«È dal febbraio 1980 che abito in questa casa e ora sono costretto a lasciarla perché i proprietari hanno deciso che un bed and breakfast è più redditizio». Salvatore Graziano, 78 anni d’età e 46 trascorsi nello stesso appartamento in via dei Tribunali a Napoli, ha la voce rotta quando riflette sui cambiamenti che il turismo di massa ha portato nella sua città. L’afflusso di visitatori nel capoluogo campano è in crescita da tempo e durante il periodo natalizio si sono registrati oltre un milione di arrivi. A ottobre il sindaco Gaetano Manfredi aveva vantato «un più 45 per cento» negli ultimi tre anni, cui ha dato ragione il comunicato stampa del 18 dicembre 2025 dell’Assessora al Turismo Teresa Armato: «Napoli ormai non è più una tendenza stagionale». Tra l’aumento del carovita e la chiusura di attività storiche, la pressione turistica ha reso inarrestabile la gentrificazione dei quartieri popolari con ricadute problematiche per i residenti.

«Non voglio dare la colpa ai turisti» chiarisce Salvatore: «Sono contento che le persone vengano in visita, ma non posso non pensare che senza l’aumento del turismo la casa in cui sono cresciuti i miei figli sarebbe ancora la mia». Gli fa eco Immacolata Siotto, sua amica e condomina, da 56 anni affittuaria della stessa abitazione e che adesso teme il mancato rinnovo del contratto. C’è amarezza nel suo tono quando confessa: «Sono preparata. So che sarò la prossima. Salvatore non è il primo e non sarà l’ultimo. È già da 15 anni che gli inquilini storici vengono sfrattati perché gli appartamenti possano trasformarsi in b&b».

Antonio Del Castello, per 12 anni in affitto a Via Santa Chiara, racconta un’esperienza analoga: «alla scadenza del contratto i proprietari ci hanno comunicato che se volevamo il rinnovo il costo sarebbe passato da 750 euro a 1500». Il raddoppio improvviso dell’affitto ha convinto Antonio che l’intenzione della proprietaria fosse trasformare l’immobile in una struttura ricettiva. La medesima sorte era toccata a un appartamento di proprietà della stessa persona: «è rimasto sfitto per un paio d’anni e poi si è trasformato in una casa vacanze». 

L’aumento sfrenato dei b&b è confermato da Vincenzo Zaccaro, amministratore di una dozzina di condomini nelle aree più frequentate dai turisti, dai Quartieri Spagnoli ai Gradoni di Chiaia: «Venti anni fa c’era forse una struttura d’accoglienza, oggi la metà degli appartamenti sono destinati al turismo». Una modifica che non ha riguardato solo le abitazioni, ma anche le altre attività. 

Non resta niente della vecchia via del mercato, dove c’erano pollerie, salumerie e altri alimentari da cui si rifornivano i residenti. «Non è più via dei Tribunali, è una friggitoria a cielo aperto» si lamenta ancora Immacolata.

Nemmeno i maestri presepisti che hanno le botteghe a San Gregorio Armeno, la strada più frequentata nel periodo natalizio, sentono di aver potuto trarre beneficio dall’incrementato afflusso turistico. Francesca Capuano appare rassegnata: «Mio fratello e io siamo la quinta generazione di artigiani, l’attività della mia famiglia esiste dal 1840, eppure questo Natale non abbiamo venduto nemmeno un presepe». «I turisti di adesso vanno solo al murales di Maradona perché è gratis» aggiunge Rosa, sua madre: «Se spendono, lo fanno solo per mangiare».

Sono frequenti i commercianti che lamentano un turismo «mordi e fuggi», come Biagio Chianese: «Le persone che affollano le strade di Napoli arrivano per lo più con i bus la mattina e vanno via la sera. Non portano ricchezza, ma sporcano solo le strade».

I napoletani non si sentono padroni della loro città. Non è sorpreso della situazione Gennaro Esposito, consigliere comunale e presidente del Comitato Vivibilità Cittadina, fondato nel 2016 con il motto: «La città non è un bene di consumo». Esposito non ha dubbi: «Da tempo c’è a Napoli una progressiva riduzione del patrimonio abitativo destinato ai residenti».

Il consigliere comunale rivendica la decisione di limitare le licenze per le nuove attività di ristorazione nel centro storico, approvata con la delibera 246 del 2023. «Il problema è che è stata svuotata di significato perché viene aggirata con l’ibridazione delle attività e l’apertura di librosterie e pizzoteche di ogni genere». Ne è un esempio l’Antica LibrOsteria di piazza Dante: «A dispetto del nome non ha niente di antico e non vende nemmeno un libro».

Gennaro Esposito e i residenti partenopei lanciano un appello. Se la città non corre ai ripari, rischia di snaturarsi e trasformarsi in un simulacro di sé stessa. Un’attrazione per turisti, ma invivibile per chi ci ha vissuto tutta la vita.