«Sono quasi dodici ore che non ho notizie della mia famiglia in Iran, dopo che hanno staccato completamente internet: oggi siamo qua per far sentire la nostra voce». Sono oltre trecento le persone scese in piazza sabato 10 gennaio per partecipare alla manifestazione organizzata a Largo Argentina dalle associazioni Anahita, Donna Vita Libertà e Luce dell’Iran, a sostegno della Rivoluzione Nazionale del popolo iraniano.
Molti dei partecipanti sono giovani iraniani che, nel Paese d’origine, hanno lasciato famiglie, parenti e amici. «Mia sorella piccola è lì, ha dieci anni, e sono molto preoccupata: non riesco a parlarci. Non è un posto in cui si vive in modo sicuro adesso», racconta M., una ragazza che, per ragioni di sicurezza politica, preferisce rimanere anonima. «È già successo in passato che abbiano tolto internet e ucciso una grande quantità di persone. So che la mia famiglia partecipava alle proteste in strada, quindi non so se siano ancora vivi. Ho paura di non riuscire più a sentire la voce di mia madre», testimonia H., anche lei giovane studentessa.

Il grido della piazza è per il principe Reza Pahlavi, figlio dello Scià deposto nel 1979 dalla rivoluzione degli Ayatollah, nonché unico punto di riferimento dell’opposizione. A spiegarlo è Shanin Ghodsi, fondatore e segretario generale dell’associazione Anahita: «Ci affidiamo a Reza Pahlavi perché abbiamo un’unica opposizione valida per ciò che succederà dopo la caduta di questo regime. Ci auguriamo di arrivare a un referendum in cui il popolo andrà a votare e sceglierà un nuovo governo: noi crediamo nel principe Pahlavi: la gente ha fiducia in lui» racconta a Zetaluiss.
I cartelli esibiti dai manifestanti invocano solidarietà, attenzione e visibilità mediatica, oltre al ripristino dell’accesso a internet: «Se l’Iran è offline, lo è anche l’umanità», «La vostra neutralità è la loro arma», «Parlate dell’Iran», «Fermate il blackout digitale in Iran», «Ci hanno tolto la connessione», sono solo alcuni dei messaggi esposti in Largo Argentina.

Ghodsi, inoltre, ha sottolineato dal ‘palco’ della manifestazione come la situazione sia «giunta a un punto di non ritorno», ribaltando la narrazione che, secondo gli organizzatori, i media globali avrebbero diffuso: «Non è solo una manifestazione economica, come ho letto in questi giorni. È una rivoluzione assoluta. Che il mondo lo voglia o no, il popolo iraniano ha trovato la sua strada e raggiungerà il suo obiettivo».
L’intervento si è concluso con l’auspicio della «vittoria della luce sulle tenebre», accolto dagli applausi di una piazza piena di iraniani che vogliono parlare anche per chi, nel loro Paese, oggi non riesce a farlo.