Esclusiva

Gennaio 11 2026
Diritti e libertà
l’analisi di Farian Sabahi

La professoressa associata dell’Università dell’Insubria riflette sulle recenti tensioni

«Gli iraniani chiedono di poter avere una vita dignitosa e le libertà fondamentali», spiega a Zetaluiss Farian Sabahi, professoressa associata in Storia Contemporanea all’Università dell’Insubria (Varese), autrice di saggi di storia dell’Iran e dello Yemen. «Si tratta quindi di due dimensioni: da una parte economica e dall’altra di diritti».

Secondo la docente, nata in Italia da padre iraniano e madre piemontese, le proteste scoppiate il 28 dicembre 2025 sarebbero la diretta conseguenza delle sanzioni internazionali, della pessima gestione pubblica e della corruzione nella Repubblica Islamica. «Esasperati dall’inflazione alle stelle e dal caro vita, gli iraniani sono scesi ancora una volta in piazza».

Immaginare un cambiamento radicale resta difficile poiché la Repubblica Islamica godrebbe ancora del supporto di parte della popolazione: «Polizia e forze armate continuano a mettere in atto la repressione di regime. Ad aiutarli, i miliziani provenienti dal vicino Iraq». Sabahi non sembra avere dubbi: «Senza un leader e senza un’organizzazione, per gli iraniani è difficile rovesciare il regime».

Diritti e libertà <br>                                                      l’analisi di Farian Sabahi

Le proteste a Teheran e in giro per il mondo ricercano una possibile guida nel principe ereditario Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia rovesciato con la Rivoluzione Islamica del 1979. «Il nome Pahlavi evoca l’antico splendore dell’impero persiano – racconta Sabahi – ma anche le diseguaglianze sociali al tempo della monarchia, le torture della Savak, la polizia segreta dello scià, e l’asservimento a Stati Uniti e Regno Unito. Nel caso di Reza Pahlavi, l’asservimento è evidente anche nei confronti di Israele poiché era andato a baciare la mano del premier Netanyahu».

A supportarlo ci sono i manifestanti di fede monarchica, ma non sono i soli a scendere in strada per un Iran diverso: «I non monarchici appartengono a diverse fazioni, e nemmeno loro sono granché organizzati. Fanno eccezione i Mojaheddin del popolo, a lungo considerati organizzazione terroristica da Stati Uniti e Unione Europea».

Sabahi nel 2014 ha pubblicato il libro Noi donne di Teheran (Jouvence Edizioni), dedicato alla condizione femminile in un paese complesso e affascinante come l’Iran. Il testo è stato ampliato nel 2022 dopo la nascita del movimento Donna, Vita, Libertà a seguito della morte di Masha Amini, la 22enne curda uccisa per aver indossato in modo ritenuto scorretto lo hijab. Riflettendo con Zetaluiss, l’autrice spiega: «Donna, Vita, Libertà è stato un tassello in un movimento di protesta che era iniziato già a fine Ottocento e che, a varie riprese, si ripropone».

Alla domanda se sull’Iran incombe la minaccia di un bombardamento da parte di Israele o degli Stati Uniti, l’autrice di Storia dell’Iran. 1890-2020 (Il Saggiatore) risponde: «Nel caso di Khamenei un’operazione simile a quella di Maduro dovrebbe essere più difficile per due motivi: una maggiore lontananza geografica da Washington e la presenza di una cerchia di fedelissimi al regime. In ogni caso, quanto successo a Maduro è di certo l’incubo del leader supremo iraniano».