Esclusiva

Gennaio 11 2026
Spin Time resiste: da occupazione a comunità

Centinaia di famiglie attendono risposte mentre il rischio di sgombero resta aperto

«Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo», scriveva Lev Tolstoj in Anna Karenina. A Spin Time, cantiere di rigenerazione urbana nel quartiere Esquilino di Roma, accade il contrario. Storie, lingue, provenienze e ferite diverse convivono nello stesso edificio, trasformando un’occupazione abitativa in una realtà che resiste. Per difendere questa pluralità , davanti al palazzo in via Santa Croce in Gerusalemme,  si è tenuta il 10 gennaio un’assemblea pubblica contro l’ipotesi di sgombero.

«Oggi questa comunità, che io sento come la mia famiglia, ha paura», dice Maria dal palco, una degli abitanti di Spin Time. «Abbiamo passato il Natale con l’ansia di essere buttati fuori e i nostri bambini non hanno vissuto giorni sereni. Abbiamo iniziato l’anno sapendo che il governo ci vuole mandare via senza una soluzione. Grazie per essere qui. Da soli non si va da nessuna parte».

Spin Time resiste: da occupazione a comunità

La struttura è di proprietà di Investire SGR: società attiva nella gestione di grandi patrimoni per investitori istituzionali, con un ruolo rilevante nei processi di trasformazione urbana nelle scelte che incidono sull’uso degli spazi cittadini. Nel 2004 è stata inserita in un’operazione finanziaria: in sostanza è diventata parte di un fondo immobiliare, pensato come investimento e non come spazio abitato. La scadenza di quell’operazione, prevista per il 2025, riapre oggi il rischio di rilascio dello stabile. Sul palco, insieme a Maria, intervengono rappresentanti di numerose realtà politiche, sociali, associative e sindacali.

Centinaia di persone partecipano all’iniziativa. Prima dell’assemblea, a supportare il coordinamento c’è anche Damiano Carbonari, uno dei residenti della struttura e studente alla Sapienza. Racconta Spin Time come una realtà abitata da circa 400 persone, oltre 100 minori, dove alle case si affiancano spazi sociali e culturali aperti al quartiere. «Non siamo un problema di ordine pubblico, ma un’esperienza di integrazione. Questo posto mi ha insegnato ad allargare le mie vedute, a lamentarmi di meno e a fare gruppo».

Sul diritto allo studio insiste anche Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi del Lazio: «Qui la dispersione scolastica è zero, grazie a una scuola che permette a tutti i bambini di studiare e imparare l’italiano. Un luogo che incentiva anche il ruolo delle associazioni, offrendo uno spazio libero e accessibile».

Spin Time resiste: da occupazione a comunità
foto di Fabio Proietti

Dalle facciate che si susseguono ai lati della strada, affacciati ai balconi, seguono l’assemblea anche Gianfranco e Monica, abitanti storici del quartiere Esquilino. Riconoscono il valore di Spin Time, ma ne colgono anche la fragilità: «Hanno trasformato un possibile rischio di degrado in qualcosa di positivo. Ma resta una realtà precaria. Senza una soluzione istituzionale si tengono le persone sospese, nell’incertezza».

Spin Time è uno spazio poliedrico: ai piani bassi si concentrano attività sociali e culturali – dalla falegnameria al doposcuola, dagli studi artistici agli spazi di studio, dalla redazione del giornale fino a una chiesa aperta a tutti i culti – mentre dal primo piano in poi vivono 126 nuclei familiari, provenienti da 46 etnie diverse.

«Ha due livelli, uno abitativo e uno sociale. Ed è questo che lo rende uno spazio unico», racconta Daniele, chef dell’osteria al piano zero. «La cucina è diventata un punto di incontro: persone che arrivano da parti diverse del mondo, lavorano insieme, e lo tengono in piedi. L’altro giorno eravamo in quattro tutti provenienti da quattro continenti diversi».

L’appello per Spin Time è stato sottoscritto da oltre 3.000 persone e più di 200 realtà. In attesa delle decisioni del governo, Spin Time continua a resistere.

Spin Time resiste: da occupazione a comunità