La storia di Desirée Palombelli è un racconto di anaciclosi: corsi e ricorsi che non si limitano a ripetersi, ma che ogni volta ritornano con maggiore consapevolezza, come un ultimo giro lanciato che prepara il sorpasso decisivo.
Il bisnonno, giornalista d’altri tempi, le ha lasciato in eredità un’idea rigorosa del mestiere, fatta di disciplina, responsabilità e rispetto per la parola scritta. Desirée ne ha ricostruito il percorso tra le carte della Biblioteca Nazionale di Castro Pretorio, scoprendo che per lui il giornalismo non era soltanto una professione, ma un modo di stare al mondo. Accanto a questa eredità, la presenza costante della nonna materna, che ha sempre creduto in lei e sostenuto le sue scelte, anche nei momenti di maggiore incertezza.

Prima che il percorso accademico trovi una forma definitiva, Desirée lavora. Agenzie, comunicazione e non solo: esperienze che la portano presto in ambienti complessi e strutturati, dove impara il valore della precisione, del metodo e della responsabilità. Per un periodo si occupa di comunicazione nel settore farmaceutico, analizzando quotidianamente il racconto delle principali agenzie di stampa internazionali. È un esercizio di rigore e resistenza, una palestra formativa che segna un confine netto: lì comprende con chiarezza cosa non vuole diventare. Come in Formula 1, non tutte le scuderie sono quelle giuste per vincere.
Il primo grande ciclo formativo si apre con lo studio delle Relazioni Internazionali, conseguite presso la LUISS Guido Carli. Sicurezza, terrorismo, spazio come nuova frontiera geopolitica: temi che Desirée non vive mai in modo astratto. Per lei la geopolitica è movimento, è mappa viva, è Roma stessa. Da Acilia ai corridoi universitari, fino a Prati, dove dopo una lunga navigazione trova un punto fermo. Roma diventa il suo atlante quotidiano: Piazza Bainsizza come casa, il Quartiere della Vittoria come approdo emotivo. In questi anni è anche editrice del giornale GlobeTrotter, esperienza che unisce analisi internazionale, scrittura e gestione editoriale, rafforzando il legame tra studio e pratica.
Arriva poi una battuta d’arresto. Il primo tentativo di accesso alla Scuola di Giornalismo LUISS non va come previsto: Desirée non si presenta agli scritti. È una mancata qualificazione, non una sconfitta. In Formula 1 succede: si manca il giro buono, si resta fuori dalla griglia. Ma la gara non è finita.
Il tempo fa il suo lavoro. Desirée continua a costruire, a osservare, a prepararsi. E poi arriva uno snodo inatteso, fortuito quanto necessario. È in Piazza San Pietro, verso la fine del pontificato di Francesco, mentre Roma attende Leone XIV. Desirée sta semplicemente passando. Qui incontra Laura Pace, giornalista de Il Messaggero ed ex allieva della Scuola di Giornalismo LUISS. È una conversazione breve, casuale, ma decisiva. È lei a dirle di riprovarci.
Ancora una volta l’anaciclosi: il passato che ritorna, ma con una marcia in più. Desirée torna alla LUISS, affronta le prove e arriva trentunesima. Eppure entra. Perché alcune traiettorie, anche quando sembrano larghe, sono già scritte. Perché non sempre conta la posizione in griglia, ma la capacità di restare in corsa.
Da quel momento il cerchio si chiude e insieme si riapre: Desirée entra a far parte della Scuola di Giornalismo LUISS e approda alla testata Zeta LUISS. È il punto in cui studio, pratica e vocazione tornano finalmente a coincidere.
Alla fine appare chiaro che era destino. Non perché tutto sia stato semplice, ma perché ogni giro, anche il più faticoso, l’ha riportata esattamente dove doveva essere. Non al punto di partenza, ma un giro più avanti.