Esclusiva

Gennaio 14 2026
«Gli idioti festeggiano, i furbi piangono»: la Bulgaria con l’euro

Tra speranze di stabilità e timori, il passaggio alla moneta unica divide la popolazione

Al mercato di Varna, in Bulgaria, la verdura è ordinata in cassette rosse e lucide. Un uomo prende un chilo di cetrioli, guarda il display della bilancia, lo mette a posto in silenzio. «Otto Lev, circa quattro euro», pensa tra sé e sé Efisio Causo, ventinovenne di origini italiane che ormai da sei anni vive nella città conosciuta come “la perla del mar Nero”, mentre continua a fissare il monitor, cercando di imprimere nella mente le fattezze di una moneta che tra qualche mese non riconoscerà più. Il primo gennaio, infatti, la Bulgaria è diventata il ventunesimo Paese ad adottare l’euro, anche se la decisione era già stata ufficializzata la scorsa estate.

«Gli idioti hanno festeggiato, i furbi hanno pianto. Tuttavia, era quasi inevitabile. L’inflazione è quasi del 100%. C’era già l’ombra dell’euro qualche anno fa ma la Bulgaria venne rifiutata. Tutti hanno protestato fino all’ultimo, nessuno voleva l’euro. È stata una scelta tutt’altro che democratica. Purtroppo, a causa della forte e schiacciante inflazione, l’euro era l’unico modo per far apparire i prezzi “decenti” ma pagare 1 kg di cetrioli locali 8 leva al kg è un crimine bello e buono», dice Causo a Zeta, per raccontare come, a proposito dell’adozione dell’euro, la popolazione bulgara si sia divisa, tra chi con speranza guarda a un futuro prospero e chi, invece, è convinto che non porterà nulla di buono per la nazione.

L’euro, però, per la Bulgaria non è nuovo. Perché sebbene Il Paese abbia adottato il Lev nel 1881, la moneta è stata vincolata prima al marco tedesco e poi alla stessa Eurozona. L’ingresso della Bulgaria nell’Unione Europea risale al primo gennaio 2007, mentre la partecipazione di Sofia all’Erm II, il processo di cambio dell’Ue che unisce i Paesi che hanno adottato l’euro, risale a sei anni fa, proprio quando Causo ha deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi a Varna.

«Fine 2019 ho preparato le valigie e sono venuto in Bulgaria assieme a mio padre. Tra il 2020 ed il 2022 era un paradiso. Tra covid, guerra Israele-Palestina e guerra Ucraina-Russia tutto è andato in malora. Con l’aggravante della forte presenza e influenza mafiosa, soprattutto tra le fila del governo la corruzione è più evidente, la mafia più visibile rispetto alla nostra che è nascosta nell’ombra», chiarisce il ventinovenne, prima di spiegare che fino al 2022 il costo della vita era molto basso e così anche le pensioni. 

«Affittare un appartamento, anche in palazzi nuovi, anche con 2 stanze da letto, costava circa 600-800 leva (300-400 euro ndr). Sotto un punto di vista pensionistico invece le retribuzioni sono state sempre molto basse, pensioni bassissime e contributi altrettanto inesistenti. Tuttavia, è sempre stato più conveniente, almeno fino al 2022-23, lavorare per aziende estere che hanno uffici delocalizzati in Bulgaria piuttosto che per lo Stato o comunque per attività locali come negozi o supermercati». 

Così, la popolazione bulgara oggi si trova di fronte ad un bivio. Da un lato una grande opportunità, dall’altro un enorme rischio: «Ora che siamo entrati nell’euro, ho la forte speranza che il rialzo del prezzo degli immobili crolli. Non c’è sicurezza, c’è chi dice che i costi sugli immobili saliranno, c’è chi dice che scenderanno. Appartamenti in vendita che prima costavano intorno ai centomila euro, ora costano più di duecentomila».

Come si capisce dalle parole di Causo, che i prezzi siano scritti in leva o in euro, per molti bulgari la sensazione non cambia: la moneta può cambiare nome ma quello che conta è il suo peso nella vita quotidiana dei cittadini. E mentre il Paese entra ufficialmente nell’Eurozona, la vera scommessa non è la valuta, ma se il cambiamento riuscirà davvero a migliorare la vita di chi quei numeri li guarda ogni giorno.