Esclusiva

Gennaio 15 2026
Leone XIV: «Il vostro cuore oggi è trafitto»

Il Papa riceve le famiglie delle vittime del rogo di Crans-Montana

«Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno ha chiesto questa udienza, subito ho detto di sì, che troveremo il tempo». Queste sono state le prime parole che il Papa ha rivolto ai familiari delle vittime del rogo di Crans-Montana. «Il successore di Pietro che siete venuti a incontrare oggi ve lo afferma con forza e convinzione: la vostra speranza non è vana».

Complici il tempo non favorevole e il successivo incontro a Palazzo Chigi con il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro Carlo Nordio, le famiglie hanno potuto attraversare i cancelli della Città del Vaticano con relativa tranquillità e senza essere bersaglio delle telecamere. La maggior parte dei giornalisti si era assiepata infatti ai piedi della Colonna Aureliana, nella speranza di poter carpire qualche parola dai genitori, su come fosse andata l’udienza con Papa Leone XIV, su quali pensieri avesse riservato loro. E su come avessero giudicato l’attenzione e la vicinanza che le istituzioni, italiane e non, hanno dimostrato nei loro confronti.

Attraversato l’ingresso del Perugino, ben lontano dall’assai più gremito ingresso Petriano, vengono ricevuti nelle sale del Palazzo Apostolico dal Pontefice. L’udienza dura all’incirca mezz’ora. Leone incontra uno ad uno i membri delle famiglie dei ragazzi e delle ragazze che hanno perso la vita nell’incendio.

Non è facile trovare qualcosa da dire a chi si è trovato ad affrontare un dolore così enorme. «La speranza non delude» avrebbe detto Francesco. Spes non confundit: questa fu la dichiarazione con cui il predecessore di Leone volle indire il Giubileo che si è appena concluso. «Perché?» è la domanda che chiunque di noi si porrebbe. Il perché «io non posso spiegarvelo, cari fratelli e sorelle», la risposta. Anche le parole di un Papa possono risultare impotenti.

Nella sala il Pontefice si siede davanti a genitori, fratelli, sorelle, nonni e parla con loro. La commozione del Santo Padre colpisce molto. Le lacrime dei parenti di quei ragazzi sembrano trovare risposta nel suo discorso: ogni tanto, nel leggere le sue parole di conforto, Leone s’interrompe. Alterna frasi e pause, brevi e meno brevi, per scandire correttamente ogni singola parte, affinché penetrino il messaggio e il suo affetto.

«L’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate», confessa. Eppure l’aver ignorato un’agenda piena di impegni, di udienze, di visite ufficiali per incontrare queste famiglie è un potente segnale. Un discorso non può guarire una ferita così grave, ma la vicinanza, fisica, morale, spirituale, mista a parole non solo di conforto, ma anche e soprattutto di profondissima connessione, può fornire un sollievo, accompagnare la guarigione.

Al termine del suo discorso Leone si alza e le famiglie che lo hanno ascoltato fanno lo stesso. Viene recitato il Padre Nostro. Nell’Angelus del 4 gennaio, a pochi giorni dall’incendio, il Papa aveva espresso la sua commozione per ciò che era accaduto. Dieci giorni dopo guarda negli occhi chi ha perso tutto, lo prende per mano. Il contatto c’è stato. Preghiamo che riaccenda in quelle famiglie la scintilla della speranza.

“Tu non temere, perché io sono con te”, fu la conferma di Isaia.