«Era femminista nel senso più serio e più profondo del termine», così Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei deputati e voto del Partito Democratico, ricorda Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca dal 2016 al 2018, e scomparsa ieri a 76 anni. «Sapeva fare squadra con le donne del partito, specialmente quelle più giovani, sostenendoci e spronandoci a prenderci i nostri spazi senza aspettare che qualcun altro ce li concedesse».
Ascani ebbe modo di lavorare a stretto contatto con l’ex ministra durante il governo Gentiloni, nel quale era membro della Commissione cultura dei deputati, con un ruolo all’interno della riforma della Buona scuola, elemento centrale nel lavoro di Fedeli. «Ero alla mia prima legislatura, e lei aveva raccolto un’eredità difficile, in un periodo in cui i rapporti tra il nostro partito e la scuola erano molto faticosi». Il lavoro di gruppo era uno dei principi cardine di Valeria Fedeli: faceva riunioni costanti con ognuno dei cinquanta membri delle commissioni di Camera e Senato. «Ascoltava tutti con sincero interesse, non tagliava mai corto con nessuno, dava valore all’opinione di ognuno. Solo quando sono andata al governo ho capito che era difficile essere così presenti. Gli strappi tra il PD e il sistema scolastico sono stati ricuciti proprio grazie al suo lavoro».
Un interesse e un affetto durati nel tempo, anche quando Ascani è diventata viceministra dell’istruzione, dal 2019 al 2021. «Valeria è stata una delle mie più preziose consigliere, perché conosceva il mondo della scuola come nessuno e ci teneva che io facessi bene. Ci sentivamo ogni giorno, soprattutto nella fase del Covid e anche quando ho assunto l’incarico di sottosegretaria di Stato al Ministero dello sviluppo economico, dal 2021 al 2022». In quel periodo Fedeli sedeva nella commissione di vigilanza Rai.
«Spesso nel mondo delle personalità pubbliche si può trovare dell’ipocrisia, ma lei era sincera: voleva davvero che le giovani donne emergessero. Era riservata, ma capace di dare attenzione alla vita degli altri: mi ha sempre detto di non lasciare indietro la mia esistenza, pur tenendo ferma la passione politica», racconta Ascani. «Quando mi candidai come vicesegretaria per l’ex radicale Roberto Giachetti nelle primarie del Pd del 2018, si arrabbiò molto. Mi chiamò e mi disse che avevamo bisogno di donne leader, invece che vice. Valeria davvero pensava che alle donne spettassero ruoli in prima linea».