Esclusiva

Gennaio 17 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Gennaio 20 2026
Mirumi, il peluche tech che conquista le borse e il cuore

La tecnologia emozionale giapponese ha ideato dei costosi e morbidissimi charm da collezione, diventati virali grazie ai social

“Un robot affascinante che gira la testa con uno sguardo timido e curioso in risposta al suono o al tatto – o anche da solo – portando una scossa di gioia a te e a chiunque si trovi nelle vicinanze”. È così che il sito ufficiale descrive i Mirumi, pupazzi pelosi e simpatici che stanno conquistando il web. Piccoli charme da borsetta, prodotti in edizione limitata: solo 100 pezzi per ciascun colore – rosa, grigio e avorio – per un totale di appena 300 esemplari sul mercato. Numeri che li rendono subito oggetti da collezione. Nel vortice continuo dei trend, il 2026 sembra quindi avere un nuovo protagonista pronto a rubare la scena ai Labubu, i pupazzi creati dalla penna dell’illustratore di Hong Kong.


Meno gadget e più accessorio emotivo, questo piccolo robot peloso arrivato dal Giappone ha già conquistato social network, influencer e fashion week, trasformandosi in poche settimane in uno dei fenomeni più chiacchierati dell’anno. Creato dalla start-up giapponese Yukai Engineering, Mirumi è un portachiavi che si aggancia a borse, zaini e tracolle. All’apparenza sembra un semplice peluche, con occhi grandi e colori pastello. In realtà, grazie a sensori tattili e acustici, reagisce a suoni, movimenti e carezze: inclina la testa, osserva curioso o si ritrae con un gesto timido. La sua funzione non è utilitaria, però comunica emozioni. Il nome stesso è un gioco di parole che racconta bene la sua natura: “miru”, guardare, e “nuigurumi”, peluche.

Mirumi, il peluche tech che conquista le borse e il cuore
Credits https://mirumi.tokyo


Dal punto di vista del design, Mirumi incarna una tendenza emergente: la tecnologia entra nella moda non per semplificare compiti, ma per creare presenza affettiva. In un mondo digitale dominato da notifiche costanti e schermi iperstimolanti, un oggetto che “respira” con gesti semplici e riconoscibili sembra offrire un’esperienza diversa, meno invadente e più umana.


Il successo non è esploso dal nulla. Presentato come prototipo al CES di Las Vegas 2025, la fiera mondiale della tecnologia, Mirumi ha trovato terreno fertile nella viralità di TikTok e Instagram. I video lo mostrano appeso alle borse in metropolitana o sui tavolini dei bar, mentre reagisce ai passanti, cattura sguardi, genera curiosità e commenti entusiasti. È una moda che segue e amplia la scia degli oggetti affettivi. I Labubu erano statici, legati all’estetica e all’effetto sorpresa. Mirumi aggiunge un elemento in più: l’interazione. Pochi movimenti, ma sufficienti a dare l’illusione che il robot “esista” davvero.


La popolarità di questo oggetto ha anche una forte componente culturale: risponde a un desiderio diffuso di connessione, soprattutto nelle grandi città, dove la solitudine è sempre più normalizzata. Inoltre il prezzo, tra i 100 e i 150 euro a seconda del mercato e delle spedizioni, lo colloca in una fascia di nicchia. Ed è forse questo a rafforzarne il fascino. Il fenomeno solleva quindi una domanda più profonda: siamo pronti ad accogliere dispositivi che non servono a fare, ma soltanto a farci sentire qualcosa?