Esclusiva

Gennaio 20 2026
Da Maduro a Mangione: l’estetica dei criminali su Vinted

La crisi degli influencer porta gli utenti a lanciare tendenze social ispirate a episodi politicamente significativi

In un mondo social che vive di idoli, anche i criminali possono diventare influencer.
L’immagine di Nicolas Maduro catturato – rilanciata su Truth, la piattaforma social del presidente americano Donald Trump – ha fatto il giro del mondo in poche ore. Il capo di Stato venezuelano appare prigioniero sulla nave militare USS Iwo Jima: occhiali scuri, manette ai polsi, addosso una tuta Nike Tech grigia. Uno scatto che è diventato presto virale su Instagram e TikTok, trasformandosi in una valanga di meme, brevi contenuti ironici. Ma più del volto del leader chavista, a catalizzare l’attenzione globale è stato un dettaglio apparentemente marginale: la felpa. Grigia, sportiva, riconoscibile. Le ricerche su Google legate al nome di Maduro sono esplose anche – e soprattutto – per quell’indumento.

Il fenomeno, però, ha oltrepassato i confini dei social per approdare su Vinted, la piattaforma di compravendita dell’usato: lì, accanto alle tute simili a quella dello scatto, spuntano t-shirt e gadget con il volto del dittatore e la sua ormai iconica “divisa” da arresto. La propaganda diventa merchandising, l’immagine politica si trasforma in prodotto.

Non è la prima volta che un criminale diventa famoso per la sua estetica, lanciando un trend di abbigliamento che vive e prospera grazie alle dinamiche social. Nel dicembre del 2024, il 25enne statunitense Luigi Mangione fu arrestato con l’accusa di aver sparato e ucciso Brian Thompson, CEO della compagnia assicurativa UnitedHealthcare. Da allora, Mangione è diventato un modello di riferimento per migliaia di ragazzi di tutto il mondo. Un simbolo per i giovani che lottano contro l’oppressione del capitalismo Usa e dell’assistenza medica inaccessibile. Così da assassino si è trasformato in sex symbol. In particolare, con l’inizio del processo numerosi brand americani hanno iniziato a vendere capi d’abbigliamento identici a quelli indossati dal 25enne in aula. Il punto più estremo arriva nel settembre 2025, quando il colosso del fast fashion Shein mette in vendita una camicia indossata da un modello che riproduce Mangione tramite intelligenza artificiale: un corto circuito perfetto tra estetica, violenza e algoritmi, che polarizza gli utenti e rafforza le bolle tematiche costruite dai social per trattenere attenzione e consenso.

Neppure l’Italia è nuova a questo fenomeno. Prima ancora della famosa tuta grigia dell’imprenditrice Chiara Ferragni, nel video di scuse registrato all’indomani del “Pandorogate”, andata esaurita in pochi giorni, c’è stato il giaccone indossato nel 2023 da Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa Nostra latitante da oltre trent’anni. Il capo d’abbigliamento aveva innescato su TikTok il “Messina Denaro Style”, trend che promuoveva tra i giovanissimi quel preciso montone, occhiali da vista scuri Cartier e berretto da lui vestiti al momento dell’arresto. Dopo tre anni su Vinted, digitando il suo nome, i risultati di ricerca sponsorizzano ancora quelle giacche, simbolo di quell’estetica criminale.

La crisi degli influencer è ormai dietro l’angolo. L’aura idillica che li circondava fin dalla loro nascita è stata messa in discussione (tanto che molti di loro scelgono oggi di farsi chiamare “content creator”), lasciando spazio di manovra a nuove figure, criminali compresi. Che diventano di tendenza, per mesi o per anni.