Esclusiva

Gennaio 20 2026
Il racconto della guerra in Sudan
«È la più grande emergenza umanitaria»

Per Giammarco Sicuro l’assenza di giornalisti sul campo e il generale disinteresse mediatico per l’Africa hanno impedito che il resto del mondo conoscesse la reale portata del conflitto

«Sono andato in Sudan per per capire le cause profonde di questo conflitto», dice al telefono Giammarco Sicuro, dalla macchina su cui era in viaggio lungo il confine tra Cambogia e Thailandia. Per l’inviato speciale della redazione esteri Rai, che nel corso della sua carriera ha documentato molte guerre, dall’Afghanistan all’Ucraina, quella in Sudan è «il più grande dramma umanitario in corso», nonostante il poco spazio che i media e le istituzioni dedichino a raccontare le conseguenze della guerra civile iniziata ad aprile 2023.

Sicuro è stato in Sudan tra gli scorsi ottobre e novembre, per documentare la situazione a Khartoum, la capitale, e Omdurman, la città gemella sull’altra sponda del Nilo, per poi spostarsi nel campo profughi di Al Dabbah, nel deserto. «Khartoum è una città fantasma. Non c’è acqua, cibo commestibile ed elettricità. Molti civili sono rimasti lì perché non hanno altra soluzione».

Il racconto della guerra in Sudan <br> «È la più grande emergenza umanitaria»
Mappa politica del Sudan. Fonte: The World Factbook, CIA

Dalle parole del reporter Rai si capisce come l’emergenza degli sfollati si è intensificata da quando, a fine ottobre, le Forze di supporto rapido (Rsf) hanno conquistato El-Fasher, una delle città più importanti del Darfur (Sudan occidentale): «Ogni giorno, al campo profughi, arrivavano civili in fuga dalla città, che erano riusciti a salvarsi dalle operazioni di pulizia etnica delle Rsf».

Mentre era in Sudan, Sicuro ha collaborato con diverse Ong umanitarie, costrette ad operare in condizioni di estremo pericolo e violenza: «Ho visitato l’ospedale Salam Center, gestito da Emergency. Mi hanno raccontato di aver subito furti, aggressioni, minacce, ma hanno tenuto duro e ad oggi il Salam Center è uno dei presidi medici più importanti della regione».

Il focus del lavoro di Sicuro sono le storie dei civili: l’obiettivo è andare oltre il mero dato numerico delle vittime e degli sfollati, per trovare l’umanità che resiste in un contesto di violenza totale. «Mi è rimasta impressa una testimonianza di un civile in particolare, prigioniero per mesi e torturato dalle Rsf con metodi disumani. In tre occasioni è andato in coma e mi ha confessato che, ad ogni risveglio, avrebbe voluto essere morto. E poi le donne: non esiste donna che non ti racconti di aver subito abusi e violenze. Gli stupri di massa sono un tratto comune delle Rsf».

Nel conflitto sudanese, il fattore etnico è di primaria importanza, ma Sicuro avverte: «Spesso i paramilitari sono ragazzini di 16 anni, cresciuti in contesti di assoluta violenza. Sono arabi e prendono di mira i civili africani, ma è sufficiente che capiscano che hai avuto rapporti con lo schieramento opposto e da lì scatta il sequestro o l’esecuzione immediata».

Il racconto della guerra in Sudan <br> «È la più grande emergenza umanitaria»
Mohamed Hamdan Dagalo, leader delle Forze di Supporto Rapido (RSF). Fonte: Al Jazeera

Dal punto di vista comunicativo, la guerra civile sudanese è soggetta a una duplice problematica: una forte assenza di giornalisti sul campo e un generale disinteresse mediatico per l’Africa. Sicuro spiega: «I metodi utilizzati dalle Rsf disincentivano i network di informazione dall’ inviare giornalisti sul campo, a causa dell’alta pericolosità. Personalmente, volevo raccontare questa guerra e mi sono speso molto per organizzare la trasferta, ma è un grande investimento». Dall’altra parte, afferma con convinzione: «L’Africa non interessa ai grandi media. C’è un razzismo inconsapevole, un doppio standard che il mondo occidentale ha interiorizzato». A questo proposito, Sicuro indica il report diffuso ogni anno dall’Ong Cospe, dal titolo Illuminare le periferie: «Nel 2025, le notizie sull’Africa ricoprono solo l’1.5% dell’intera comunicazione italiana sugli esteri».

I numeri della guerra sudanese, anche se impressionanti, non bastano a capire il dramma umano. Sono più di centocinquantamila le vittime e circa venti milioni gli sfollati, ma la mancanza di notizie dal campo rende questi dati anonimi e difficili da verificare. Per questo, la testimonianza di Giammarco Sicuro è una delle poche possibilità di dare un volto a questi numeri, di far emergere l’umanità in un contesto di totale distruzione.