Esclusiva

Gennaio 25 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Gennaio 26 2026
Caso Regeni, il documentario che ricostruisce la verità

A dieci anni dalla scomparsa, “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” segue l’instancabile lotta della famiglia per ottenere giustizia

L’aria è satura di smog e tensione, i volti scorrono rapidi sotto le luci intermittenti dei lampioni. È il 25 gennaio 2016, quinto anniversario della Rivoluzione egiziana, la sollevazione popolare che nel 2011 portò alla caduta del presidente Hosni Mubarak. Piazza Tahrir, teatro di quelle proteste nel cuore del Cairo, è uno spazio teso e sorvegliato, pronto a esplodere.

In una città che osserva e controlla, Giulio Regeni, 28 anni, ricercatore friulano, esce dal suo appartamento e si dirige verso la metropolitana. Manda un messaggio alla fidanzata. Poi sparisce nel nulla.

Il suo corpo verrà ritrovato il 3 febbraio, in una strada periferica della capitale, con evidenti segni di tortura.

Caso Regeni, il documentario che ricostruisce la verità
Un’immagine notturna del Cairo nel documentario Tutto il male del mondo

Sono passati dieci anni dal rapimento e dall’uccisione di Giulio Regeni. A ricostruirli, tassello dopo tassello, è Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il documentario in sala il 2, 3 e 4 febbraio, che riaccende l’attenzione su una delle più dolorose vicende della recente storia italiana. Protagonisti sono Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio che, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia per il figlio.

Caso Regeni, il documentario che ricostruisce la verità

«L’idea nasce da un lavoro di gruppo», racconta il regista Simone Manetti. Emanuele Cava e Matteo Billi, coautori del documentario, hanno avvicinato la famiglia Regeni sei anni fa, conquistando con il tempo la loro fiducia. «Il progetto è un atto di cittadinanza attiva. Il nostro modo di contribuire alla causa del “popolo giallo”, (dal colore utilizzato da Amnesty negli striscioni che chiedono verità per Giulio, ndr), per impedire che questa storia svanisca nel tempo».

La ricostruzione cinematografica segue l’evoluzione del procedimento giudiziario aperto nel 2021 contro quattro agenti della National Security egiziana, accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Regeni. Un processo sospeso da ottobre 2025 e in attesa della pronuncia della Corte costituzionale per una questione tecnica legata alla traduzione delle dichiarazioni di un testimone chiave e ai costi della consulenza. Gli imputati, mai comparsi in aula, sono considerati assenti volontari.

L’obiettivo è restituire gli eventi in maniera fedele. «Ogni dichiarazione è comprovata, ogni fatto è realmente accaduto». Un approccio «guidato dall’etica», che si riflette anche nelle scelte autoriali. Il racconto si apre con le riprese della bodycam del sindacalista degli ambulanti che incontrò Regeni durante la sua ricerca sui sindacati indipendenti egiziani. È lo stesso uomo che lo segnalerà alle autorità egiziane come potenziale spia, motivo che ha portato il regime di Abdel Fattah al-Sisi a rapirlo, torturarlo e ucciderlo. Immagini, sgranate e di bassa qualità, che diventano il pilastro visivo dell’intera narrazione. «Il tradimento di Giulio doveva essere il centro attorno cui costruire l’immaginario del film». Anche il materiale d’archivio, dai telegiornali italiani ai video istituzionali, viene adattato a questa estetica amatoriale.

Ne nasce un film che sembra respirare il caos del Cairo: il frastuono del mercato, l’oscurità di una strada laterale, la calca della metropolitana. «Volevamo uno spettatore immerso nel mondo di Giulio». A rafforzare questa sensazione contribuisce la colonna sonora di Pier Nicola Di Muro, pensata come «una marea che si alza lentamente, fino a dare l’impressione di soffocare lo spettatore».

Senza commenti né forzature, il film lascia allo spettatore la libertà — e la responsabilità— di interpretare. «Ognuno può leggerci ciò che vuole», conclude Manetti. «Dipende dalla propria sensibilità». Tutto il male del mondo, il primo documentario a ricostruire la verità giudiziaria sul caso Regeni, non è solo la cronaca di un’ingiustizia, fatta di tradimenti e depistaggi. È anche il ritratto di una resistenza: «quella pacata e feroce dei genitori, l’energia instancabile dell’avvocata Ballerini. La determinazione di chi rifiuta l’oblio».

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo – Regia di Simone Manetti, scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci Laura Paolucci per Fandango