Esclusiva

Gennaio 26 2026
A Trastevere la preghiera diventa trend

Nella Basilica di Santa Maria la statua di Sant’Antonio è sommersa di richieste di giovani

In ginocchio sul pavimento mosaicato, il foglietto piegato e ripiegato tra le dita, la penna che indugia prima di scrivere. Le ragazze si guardano attorno, abbassano la voce, qualcuna arrossisce. L’odore di cera calda riempie l’aria. Davanti alla statua di Sant’Antonio da Padova, nella penombra di una cappella laterale della Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, gli occhi diventano improvvisamente seri e supplicanti. Qui, ogni giorno, decine di giovani donne si inginocchiano dinanzi al Santo per lasciare un bigliettino. La richiesta è precisa: trovare uno sposo.

Accade in uno dei luoghi più antichi del cristianesimo romano, la prima basilica dedicata a Maria nella Capitale. «La Basilica è piena di luoghi di preghiera spontanea – la Madonna dell’Addolorata, l’icona della Clemenza e della Pace», ricorda Mariella Dante, abitante di Trastevere che da vent’anni lavora nel bookshop della Basilica. 

Eppure, oggi, l’attenzione si concentra altrove. Seminascosto tra le imponenti colonne di granito che delimitano le navate, Sant’Antonio è quasi sommerso. Bigliettini infilati tra le pagine del Vangelo, stretti tra le dita del Santo, ammassati ai suoi piedi, nei cestini che traboccano e che devono essere svuotati di continuo. 

A Trastevere la preghiera diventa trend
I bigliettini ai piedi della statua di Sant’Antonio

A Sant’Antonio ci si rivolge quando manca qualcosa: un oggetto perduto, una risposta, una direzione. Nel tempo, la sua intercessione si è estesa anche all’amore. «È un culto di origine iberica e sudamericana», spiega Dante. Qui il Santo viene spesso coinvolto in rituali domestici: la sua statuetta viene girata, talvolta messa a testa in giù o relegata in un angolo della casa –  in posizioni sempre scomode – finché non si decide a intervenire per affrettare l’arrivo dello sposo. Un immaginario che oggi riemerge, traslato, a Santa Maria in Trastevere.

«Negli anni qualcuno chiedeva già di Sant’Antonio, ma era un fatto sporadico». Poi qualcosa cambia. Negli ultimi sei mesi il fenomeno esplode: decine di ragazze al giorno hanno iniziato ad addensarsi ai piedi della statua.  

Lanciato da giovani turiste sudamericane, il rito è spinto da un trend che si è diffuso in fretta su  Tik Tok. Video brevi, passaggi spiegati passo dopo passo, preghiere condivise. Il gesto viene mostrato, replicato, commentato. «Poco prima di Natale, una mamma sudamericana mi ha chiesto un papelito, mostrandomi il cellulare. Era arrivata qui seguendo un video, per conto della figlia rimasta in Messico».

A Trastevere la preghiera diventa trend
Una ragazza in ginocchio che scrive le proprie richieste al Santo

Davanti al Santo, la ricerca di una grazia talvolta spinge le giovani ad azioni audaci e imprevedibili. «Li osservo ogni giorno, questi gesti che si spingono sempre più in là. Una volta, una ragazza ha scavalcato le impalcature montate attorno alla statua per lavori di manutenzione, pur di arrivare il più vicino possibile», racconta Dante. «Altre si mettono in punta di piedi, allungano le braccia per infilare il biglietto più in alto, convinte che la grazia, da lì, arrivi prima». 

A colpirla non è tanto la quantità di biglietti o la curiosità dei turisti, ma la direzione della fede. «È devozione estrema. E rischia di trasformarsi in qualcos’altro», osserva Dante. Il confine tra pratica religiosa e superstizione mediatica si fa sempre più labile. «Non ha radici religiose precise. Ci sono almeno tre chiese francescane nel quartiere, a poche centinaia di metri. Se fosse davvero un culto sentito di Sant’Antonio, i fedeli si riunirebbero lì». Qui, invece, l’usanza si ripete come un rito imparato altrove, imitato, rilanciato. 

E mentre il Santo resta immobile, il Bambino in braccio, il Vangelo aperto, ai suoi piedi si accumulano desideri e speranze di carta. Tra mosaici, colonne e volte dorate, ciò che conta a Santa Maria in Trastevere non è più solo la preghiera: la fede è diventata virale.