Il centro storico di Roma è affollato da turisti che sanno già cosa vedere, dove mangiare il gelato, in quale ristorante fare la foto alla carbonara. I social network hanno standardizzato le aspettative e l’offerta, il destino di molte attività è adeguarsi o chiudere.
In Via Dell’Umiltà, tra negozi di souvenir e pizzerie al taglio, c’è un’antica insegna “Arti grafiche” che, a differenza di altre scritte simili, indica un’attività ancora aperta. Papa Leone XIII, Don Luigi Sturzo, Giuseppe Zanardelli, Napoleone. Sono soltanto alcuni dei clienti “storici” dell’ “Antica Stamperia Trevi”. Fondata nel 1780, nove anni prima della Rivoluzione Francese, è la più antica d’Europa e oggi, a distanza di due secoli e mezzo, produce ancora biglietti da visita.
Sergio Franci, il titolare, è stato vice presidente dell’ “Associazione Botteghe Storiche” e non si rassegna ad un quartiere vetrina per turisti: «C ’è un modo di pensare diffuso per cui un’attività ha ragione di sopravvivere soltanto se altamente redditizia. Qual è però il prezzo della cultura? In questa bottega si conserva una tradizione che contiene un sistema di valori che oggi si sta perdendo. Non è l’oggetto in se, in questo caso un biglietto da visita, ma la cultura che c’è dietro».

Negli archivi della bottega è conservato il menù della colazione del 17 Marzo 1929 per celebrare la firma dei Patti Lateranensi tra il Cardinal Gasparri e Mussolini, il documento originale della causa di Garibaldi nei confronti della moglie Giuseppina, le copie dei discorsi del Luglio 1871 con cui Vittorio Emanuele II inaugurava la Capitale definitiva d’Italia. Anche i protagonisti della politica di oggi scelgono l’ “Antica stamperia”, in una pratica rituale che li lega alle istituzioni del passato: «Un giorno venne un collaboratore dell’attuale Presidente del consiglio con lo schema di un biglietto da visita, chiedendomi di replicarlo. Mi rifiutai perchè non mi sembrava dignitoso nei suoi elementi. Non volevano il simbolo della Presidenza del Consiglio in oro per evitare che venisse interpretato come una forma di ostentazione. Io però glielo imposi, l’oro in araldica rappresenta l’incorruttibilità e l’eterno, valori che devono essere incarnati da chi ci governa».

I biglietti dell’”Antica stamperia” non sono destinati soltanto alle istituzioni, anzi. Sul banco alla sinistra dell’ingresso sono ordinate le stampe più recenti, “Dottore”, “Avvocato”, “Principe”. Per alcuni è ancora parte di un modo di presentarsi. È come un orologio o una cravatta, dietro c’è un’identità che passa anche da una dimensioneformale. Per Sergio Franci quel modo d’essere riflette un patrimonio morale che si sta esaurendo.
Oggi è LinkedIn a certificare ruoli e posizioni, tutto passa per il digitale e certe forme analogiche sembrerebbero estinte. Nel 2015 Ryan Holmes, allora uno dei più grandi imprenditori digitali, proprio da LinkedIn decretava la morte del bigliettino da visita. A quel “business arcaico” a spese di pini e abeti erano preferibili le app e la teconologia NFC, in quel momento ancora poco diffusa. A distanza di dieci anni, l’auspicio di Holmes si è realizzato ma nel frattempo anche le “alternative digitali” hanno iniziato a pesare sull’ambiente.
E oggi, a guardare bene, sono proprio certe attività “arcaiche” a indicare a un’alternativa a pratiche di consumo accelerate dalle piattaforme digitali.