Esclusiva

Gennaio 26 2026
«Ci chiamava le sue ragazze»: l’omaggio delle sarte a Valentino

«Una brava persona, simpatico e dotato di grande ironia». Così, con parole semplici ma cariche di affetto, la signora Elide Morelli, ex sarta storica della maison Valentino, ricorda lo stilista nel giorno in cui Roma gli rende omaggio per l’ultima volta.

Assieme alle sue colleghe è stata tra le prime ad arrivare alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri per assistere al funerale, lo scorso venerdì 23 gennaio.

«Ci chiamava le sue ragazze»: l'omaggio delle sarte a Valentino

«Ho lavorato per lui 50 anni, una vita. Prima con lui, poi con gli stilisti che sono subentrati alla maison. Stavo proprio nella sede di Piazza Mignanelli, ci chiamava le sue ragazze, anche da anziane, sempre le sue ragazze», racconta a Zeta, con commozione e orgoglio.

In abito nero e sciarpa rossa, anche la signora Caterina Monzillo ripercorre il lungo percorso che l’ha unita allo stilista: «Io ci ho lavorato dal 1964 al 2004, facevo la vice caporeparto al “leggero”, l’area in cui si confezionano gli abiti da sera. Solo nel mio reparto eravamo 42, poi c’era il reparto di Elide, lei lavorava nel “pesante”, prima di diventare sarta premiere. Eravamo 120 in tutto» racconta, mostrando la foto che le ritrae assieme al grande stilista.

«Ci chiamava le sue ragazze»: l'omaggio delle sarte a Valentino

Non manca, poi, un pensiero affettuoso anche per Giancarlo Giammetti, socio e cofondatore del celebre marchio «era molto bravo, umano, il signor Giancarlo».

«Ora siamo in pensione, ci sono quelle che hanno preso il nostro posto, le giovani», spiega ancora la signor Monzillo: «Appena finito il funerale sono andate via perché dovevano lavorare, alcune sono a Parigi per le sfilate. Sono venute apposta per la messa e poi dovevano ripartire».

Tra la folla, però, non ci sono solo le donne che hanno cucito la storia della maison, ma anche chi Valentino lo ha seguito da lontano, attraverso i suoi abiti. Come Carla, arrivata per rendere omaggio allo stilista.

«Ho sempre avuto la passione per Valentino, vengo dalla provincia dove si tiene molto alla moda. Quello che potevo permettermi era il prêt-à-porter, ma lui era straordinario», racconta. «Accarezzava le forme delle donne, non come altri stilisti che fanno tutto piatto. Lui le ha sempre valorizzate, le ha pensate».

Un’eleganza che, per lei, non aveva bisogno di etichette: «Non c’era nemmeno bisogno di controllare la firma. Il suo stile era impeccabile, riconoscibile, come per tutti i grandi artisti: da lontano sai già chi ha realizzato quell’opera».

Arrivata tardi per via del traffico, non è riuscita a entrare in chiesa: «Mi hanno fatto mettere in prima fila, ma fuori. Dentro non consentivano più l’accesso per la folla». Anche così, però, l’emozione è stata forte: «Ho visto defluire la macchina con lui dentro e mi sono molto commossa».

Poco distante, con un cartello stretto tra le mani, c’è anche Francesco. Cappello di lana scuro, giacca imbottita, lo sguardo composto di chi sente il peso del momento. Sul cartello, una foto di Valentino racchiusa in un cuore rosso e poche parole nette: «Tutto il mondo piange Valentino. Perdiamo un fiore… il fiore più bello». In basso, una firma semplice: «Con stima, Francesco».

«Ci chiamava le sue ragazze»: l'omaggio delle sarte a Valentino

«Valentino era eleganza e sobrietà, niente fronzoli», dice. «Aveva una linea pulita, essenziale, ed è con quella che ha conquistato il mondo». Una cifra stilistica che, secondo lui, andava oltre la moda: «La sua linea e la sua signorilità oggi si trovano difficilmente. Era riconoscibile, distinto, sempre. Anche per questo resterà».