«Questo spazio nasce per sovvertire gli stereotipi del tatuaggio». Mobili a forma di nuvola, zerbini arcobaleno, pareti tinteggiate con colori pastello, colonne sonore Disney in sottofondo. Aprendo la porta di Edamame Tattoo Studio, nel quartiere romano di Montesacro, è subito chiaro l’intento con cui le proprietarie l’hanno concepito: tutto è pensato nei minimi dettagli per accogliere chiunque entri e farlo sentire a proprio agio.
Lo studio, «transfemminista ed etico», è stato fondato nel 2023 dalle tatuatrici Mercurio Cromo e Martina Rifici nel quartiere romano di Montesacro. Entrambe avevano vissuto diverse vite prima di realizzare un sogno condiviso: Martina, laureata in architettura, ha poi iniziato a dedicarsi alle illustrazioni, e quando è passata al tatuaggio ha coniato il termine @illustraggi per definire il suo stile, che trasporta le emozioni sulla pelle de* suo* client*.
Mercurio nasce come riabilitatrice psichiatrica. Prima da cliente, e poi da apprendista, entra a far parte di uno studio di tatuaggi e decide di esplorare e convertire le sue esperienze in arte.
«Sono specializzata nel tatuaggio empatico, che traduce la storia delle persone in disegni sulla pelle (tipicamente tarocchi, mani o volti), in un’esperienza di ascolto e accoglienza che arriva dalla psicoterapia».
Dopo diversi anni di lavoro in altri studi, nel 2023, tra mille difficoltà, decidono di aprire Edamame, portandosi molt* de* client* più affezionat* e unendo la timidezza di Martina e l’estroversione di Mercurio. L’intento è creare un luogo sicuro per sé e per loro. «In Occidente, il tatuaggio ha un retaggio patriarcale fortissimo, e la maggior parte degli studi sono gestiti da uomini cisgender etero e bianchi».
Questo ha un impatto su come sono organizzate e distribuite le mansioni. In particolare, le apprendiste vengono subordinate, le donne trattate come stupide. «Quando ho iniziato a manifestare il mio stile, non andavo più bene ai miei proprietari», ricorda Mercurio. «Ho iniziato a ricevere dispetti: sparivano dei materiali dallo studio, altri dipendenti riportavano al capo che ero stata assente, ma in realtà avevo lavorato. Tutto questo mobbing è funzionale a far rimanere le donne in una posizione inferiore, a impedir loro di avere un’autonomia professionale».
Quest’impostazione culturale si riversa sulle esperienze delle donne che si fanno tatuare in studi gestiti con questo retaggio. «Le nostre clienti ci raccontano di essersi sentite a disagio, predate, viste come carne al macello, non ascoltate in quello che chiedevano, tanto da rischiare di trovarsi sul corpo qualcosa che non corrisponde a ciò che desideravano».
Ciò che differenzia Edamame dagli altri studi di tatuatori è il lavoro di decostruzione personale e professionale intrapreso da Martina e Mercurio che, essendosi rese conto delle implicazioni di questo sistema, hanno cominciato a educarsi agli studi di genere. E adesso vogliono rendere questa cultura accessibile a tutt*.
Parte nevralgica dello studio è la “Biblioteca Edamame” che raccoglie saggi e narrativa conosciuti nel settore per innescare quel lavoro di informazione intrapreso dalle due proprietarie. Michela Murgia, Irene Facheris, Francesca Bubba, ma anche romanzi come “Scheletro femmina” di Francesco Cicconetti e “Oliva Denaro” di Viola Ardone. Una libreria di testi che l* client* possono consultare in sala d’attesa o durante il tatuaggio, per continuare a rendere Edamame uno spazio libero, sicuro e aperto a tutt*.