Esclusiva

Gennaio 26 2026
In Italia gli Arctic Monkeys non se n’erano mai andati

La band inglese torna dopo quattro anni con un nuovo singolo. Ma nelle classifiche italiane, dove il rock non vende più, è sempre presente dal 2021

Vent’anni dal loro primo disco. Quattro dall’ultimo. Un nuovo singolo. Gli Arctic Monkeys sarebbero tornati, se solo se ne fossero mai andati. Almeno in Italia. La band inglese è da cinque anni di fila nella top 100 degli album più venduti nel nostro Paese con AM, uscito nel 2013. L’unico residuo di rock in questa classifica, insieme a quello dei Pink Floyd, presenti da oltre quindici anni con il disco del 1973 The Dark Side of the Moon.

Opening Night, questo il titolo del nuovo brano inedito, anticipa Help(2), progetto collaborativo in uscita il 6 marzo 2026, con la partecipazione di artisti internazionali, tra cui Depeche Mode, Fontaines D.C. e Olivia Rodrigo. Un disco a fini benefici, promosso dall’organizzazione non governativa War Child per raccogliere fondi a sostegno di bambini in zone di guerra, come già accaduto nel 1995 con la pubblicazione di The Help Album.

Il nuovo brano segna un riavvicinamento alle atmosfere di AM. Malinconia, falsetto nei ritornelli, un sound a tratti più sporco, pur non rinunciando all’eleganza della chitarra acustica. Non resta molto della parentesi lounge, meno aggressiva che dominava Tranquillity Base Hotel & Casino e The Car, gli ultimi due album della band di Sheffield. «È passato un decennio», canta d’altronde il frontman Alex Turner nella seconda strofa. Ma «per favore, non innamoratevi di tutto alla prima occasione», ammonisce subito dopo.

Per l’Italia AM è un po’ come la lasagna del giorno dopo, più appetibile freddo che non appena sfornato. Pubblicato nel 2013, per otto anni non è mai entrato nelle classifiche della FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana. Ci arriva nel 2021, l’anno in cui gli italiani riscoprono la musica che si tocca, il suono gracchiante, le dita unte sui solchi. L’anno del ritorno del vinile, con un aumento nelle vendite che sfiora il 200% rispetto ai dati del 2020 per il nostro mercato.

Nel 2021 il vinile di AM vende più copie di quello di Taxi Driver di Rkomi, l’album più venduto in assoluto quell’anno in Italia grazie soprattutto alla spinta dello streaming. Sarà l’onda bianca in copertina che squarcia lo sfondo nero. Sarà il giro di accordi di Do I Wanna Know?. O le giacche in pelle di Turner. «AM è un disco moderno, sexy, di quelli che ascolti solo dopo mezzanotte», come lo ha definito Josh Homme, voce dei Queens of the Stone Age, in un’intervista a Gigwise. «Non è disco, ma ti porta comunque sulla pista da ballo». Chi lo ama non si limita ad ascoltarlo, vuole possederlo.

I dodici brani che compongono AM assomigliano a«una raccolta paranoica e inquieta che va oltre i club sudati e i flirt furtivi, per entrare nelle camere d’albergo, negli after party e nelle cattive decisioni che possono seguirne», scriveva su Pitchfork, una delle più influenti riviste del settore musicale, il critico Ryan Dombal nel 2013. Un disco con un immaginario concreto, che può spiegare la corsa dei fan ad accaparrarsene una copia fisica, per voler essere parte di quel mondo, di quegli hotel, di quei festini.

Con gli Arctic Monkeys però non si può commettere l’errore di affezionarsi. Meno di un anno fa qualcuno era pronto a giurare che l’ottavo album fosse questione di settimane. Il 2026 si è aperto con le voci di un possibile scioglimento, che hanno creato il panico tra i fan online perché «l’ha detto lo stesso insider che aveva previsto la reunion degli Oasis». Sarebbe ora di arrendersi: vent’anni fa come oggi, per parafrasare il titolo del loro primo album, whatever people say they are, that’s what they’re not, a prescindere da quello che la gente dice di loro, loro sono sempre altro.