«Se noi donne non sappiamo da sole cosa ci piace e cosa non ci piace, è difficile comunicarlo a un partner. Molte crescono con una contro-educazione sessuale: il sesso non si fa, il piacere è pericoloso o addirittura una vergogna». Secondo la psicologa e sessuologa Dr. Leni (è con questo nome che è diventata famosa sui social la dottoressa Leni Marseglia) è anche da qui che prende forma una delle disuguaglianze più persistenti nelle relazioni eterosessuali: l’orgasm gap, il divario sistematico tra uomini e donne nel raggiungimento dell’orgasmo.
Nelle relazioni eterosessuali, infatti, gli uomini raggiungono l’orgasmo molto più spesso delle donne. Uno studio condotto su quasi 25mila adulti negli Stati Uniti rileva percentuali comprese tra il 70% e l’85% per gli uomini che dicono di raggiungerlo durante il rapporto, contro il 46–58% delle donne.
La letteratura scientifica concorda nel ricondurre questo divario non solo a comportamenti individuali, ma a fattori culturali e sociali più ampi: un’educazione sessuale frammentaria, rappresentazioni mediatiche distorte e norme che continuano a porre il piacere femminile in una posizione marginale. Anche il modo in cui uomini e donne imparano a interpretare il sesso riflette dinamiche di potere ancestrali.
«Noi donne ci autorizziamo a provare dolore, ma non a provare piacere. Viviamo esperienze post-traumatiche, riceviamo stimolazioni incomplete o scorrette, eppure impariamo a sopportare, adattarci, fingere. Capire questo divario, raccontarlo e normalizzare il piacere femminile è la base per ridurre l’orgasm gap», spiega Dr. Leni.
Questo divario non è un fatto solo di dati, ma ha implicazioni concrete sul benessere psicologico e relazionale: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute sessuale è componente essenziale della salute mentale e il divario nell’esperienza del piacere sessuale ha un impatto determinante sulla percezione di sé e sulla vita relazionale. Studi sottolineano come le norme culturali dominanti contribuiscano a mantenere la disparità tra uomini e donne.
Secondo l’esperienza clinica della psico-sessuologa, fondatrice dell’ AISSFA, l’Associazione internazionale salute sessuale femminile, il gap nasce da un problema di comunicazione e percezione. «Ci sentiamo spesso bloccate nel raccontare cosa ci piace perché temiamo che dall’altra parte provengano giudizio o disattenzione. In molte relazioni eterosessuali la penetrazione diventa il centro dell’esperienza, mentre il piacere femminile richiede più tempo, stimolazioni diverse e un innesco eccitatorio mentale non trascurabile». Spiega poi che l’orgasmo femminile non è legato esclusivamente alla penetrazione. «L’unico organo deputato al piacere sessuale è il clitoride. Tutte le donne ne hanno uno, lungo circa 6 centimetri a riposo e fino a 11 quando è eccitato. Gran parte del piacere sessuale, dunque, passa dalla stimolazione esterna».
La pornografia e i modelli sessuali mediatici contribuiscono ulteriormente a distorcere le aspettative. «Il porno ha un ruolo eccitatorio, ma non può sostituire l’educazione sessuale. Non esiste una vulva perfetta o una posizione miracolosa per l’orgasmo femminile. Tutto quello che si vede in quel tipo di video – frizioni violente, divaricamenti improvvisi, muscolatura non ingaggiata – genera ansia, senso di inadeguatezza e frustrazione».
Emerge così il tema del fingere l’orgasmo come conseguenza di aspettative sociali e pressione psicologica. «Molte donne fingono di raggiungerlo perché pensano che tutte le altre ce l’abbiano. Oppure per terminare l’atto e dare soddisfazione al partner. Le motivazioni possono essere diverse, ma riflettono tutte una mancanza di strumenti per comunicare il proprio piacere e il peso di norme sociali radicate», spiega ancora Dr. Leni.
Anche la pressione maschile sulle prestazioni sessuali influisce sulla disparità. «Nel sesso eterosessuale spesso si dà troppa importanza all’erezione o alla durata. Questo crea stress, perché il sesso non deve coincidere con l’erezione, né la performance maschile deve diventare il centro dell’esperienza. Nel sesso femminile-omosessuale, invece, non ci sono limiti di tempo e questo favorisce soddisfazione e ascolto reciproco».