Esclusiva

Gennaio 27 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Gennaio 29 2026
«Così fummo risparmiati»
Il racconto di Nando Tagliacozzo

Con il suo nuovo libro “Stelle Nascoste” tramanda la memoria della Shoah e il dolore per la perdita della sorella Ada

Era il 16 ottobre 1943 quando i nazisti rastrellarono Roma e deportarono un migliaio di ebrei. Nando Tagliacozzo allora era solo un bambino: «Sono sincero. Non so cosa facessi quel giorno: probabilmente dormivo e sono stato svegliato da un colpo». Si trovava con i genitori e il fratello nella casa di via Salaria e riuscì a salvarsi; sua sorella, invece, venne catturata in casa della nonna, sullo stesso pianerottolo, e deportata a Auschwitz. «In quell’occasione fummo risparmiati. L’appartamento in cui vivevamo non risultava registrato come abitazione ebraica».

La famiglia non era al sicuro. «Mio padre, il 2 febbraio 1944, fu brutalmente tradito da un “amico” che lo denunciò. Gli diede un appuntamento e lì trovò un soldato tedesco e uno fascista. Dopo l’arresto, venne prima trasferito nella prigione di via Tasso, poi a Regina Coeli, a Fossoli e, infine, anche lui finì a Auschwitz».

Nando, sua madre e suo fratello Davide trovarono rifugio a casa di amici e poi in un convento. «Una sera, però, fummo costretti ad andarcene per il timore di ispezioni. Alla fine trovammo ospitalità presso le suore del Preziosissimo Sangue: lì rimanemmo fino alla liberazione di Roma, il 4 giugno 1944». Non ebbero più notizie neanche della nonna Eleonora e dello zio Amedeo.

Tagliacozzo, per breve tempo maestro elementare e poi ingegnere per tutta la vita, ha 88 anni, tre figli e sei nipoti. Dal 1999 ha scelto di narrare quel dramma agli studenti, incontrando ragazze e ragazzi nelle scuole di tutta Italia. «Mi ci dedico a tempo pieno», dice. «È quasi un lavoro».

«Così fummo risparmiati» <br> Il racconto di Nando Tagliacozzo

La prima esperienza fu in una scuola elementare in via Gadda, nel quartiere Laurentino di Roma: «In quell’occasione parlai di mia sorella. Era un evento importante anche sul piano familiare: il suo nome, infatti, non si era più sentito da cinquant’anni». Dopo la guerra, la storia di Ada, deportata e uccisa a soli otto anni, era scomparsa dalla memoria collettiva, finché quel racconto non ne restituì il ricordo. «Da quell’intervento nacque, nel 2000, anche un gesto simbolico: l’intitolazione della scuola a mia sorella».

Ai più giovani si rivolge il suo terzo libro, scritto con Marco Caviglia e pubblicato a novembre 2025, Stelle nascoste. La Shoah nei ricordi di un bambino (Mondadori), in cui ripercorre la propria infanzia. «Nelle mie testimonianze ho sempre alternato emozione, vicenda personale, storia e documentazione. Per un lungo periodo, credo anche a causa del mio mestiere di ingegnere, tendevo a privilegiare la storia. Poi mi sono reso conto che, nel trasmettere il messaggio, anche l’aspetto emotivo e l’esperienza diretta hanno un valore fondamentale».

«Così fummo risparmiati» <br> Il racconto di Nando Tagliacozzo

Un cambio di prospettiva che si deve all’incontro con la giornalista esperta di cultura ebraica Pupa Garribba, al secolo Carla dello Strologo. Genovese, classe 1935, autorevole testimone della Shoah: «Fu lei ad invitarmi a raccontare qualcosa».

Oggi Tagliacozzo guarda con preoccupazione al modo in cui, negli ultimi anni, viene letta la Shoah. «Spesso in maniera distorta. La Shoah riguarda l’Europa, il suo assetto politico, culturale e istituzionale. La situazione a Gaza, drammatica, è un’altra cosa e riguarda Israele, non l’Europa. Eppure, in un gioco degli equivoci, spesso gli ebrei finiscono tutti nello stesso calderone. È un cortocircuito che confonde le cose».

Come ogni anno, anche il 27 gennaio 2026, giorno consacrato alla memoria delle persecuzioni subite dagli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale, l’agenda di Nando Tagliacozzo è fitta di appuntamenti. Mercoledì 28, all’Auditorium Parco della Musica, presenterà il suo libro a studentesse e studenti delle scuole romane. «Raccontare la testimonianza e le storie di quegli anni è un po’ la mia fissa», dice. Tutto parte da quella notte d’autunno del 1943, quando la sua vita sfuggì alla storia per una porta che non si aprì.