
Una gara a chi mangia più ciambelle, Skippy cade a terra. Un ultimo gesto, una scritta tracciata sul pavimento, “dì a Lori”, Skippy è morto.
Il prologo del secondo romanzo di Paul Murray, uscito dieci anni fa e a gennaio ripubblicato da Einaudi Stile Libero (traduzione di Beniamino R. Ambrosi), obbliga ad affrontare il romanzo con in mente un’immagine fissa. Non propriamente tragica, in fase di elaborazione, che ha bisogno di settecento pagine per definirsi.
Da James Joyce a Edna O’Brien, l’adolescenza e l’educazione cattolica sono il terreno ideale della letteratura Irlandese moderna. Quello di Paul Murray (Premio Strega Europeo con Il giorno dell’ape) non è però un romanzo di formazione, nessun artista da giovane destinato a diventare grande. È tutto fermo ad un episodio, ai mesi che lo precedono e a quelli che seguono. L’adolescenza è ripresa nel suo svolgersi, videogiochi, primi baci, bulli, competizioni sportive. Siamo in un collegio, dormitorio maschile diviso da quello femminile, un gruppo di ragazzini osserva con un telescopio la vita delle ragazze. L’amore di Skippy nasce così, guardando da lontano “La Ragazza del Frisbee”. Innamorarsi a quattordici anni corrisponde, nel romanzo di Murray, a una forma di incantesimo che tutto sospende e da cui tutto ricomincia.
Skippy muore non è però un romanzo adolescenziale, tutt’altro. Nella storia ci sono gli adulti, preti, genitori, professori, le cui vite procedono parallele a quelle degli alunni. Non c’è un vero conflitto perché non c’è un vero incontro. Gli adulti vivono ai margini delle vite dei più giovani, che si svolgono invece in un sottosopra senza mostri, o quasi. Ruprecht, il migliore amico di Skippy, è un piccolo genio che studia modi e mezzi per comunicare con altre dimensioni e con gli alieni. Oscillatore di Onde, macchine atmosferiche, pistola dell’invisibilità, la sua stanza è un elenco di progetti falliti e imprese future. Ci sono i bulli Carl e Barry che vendono droghe, Mario, Geoff e Dennis ossessionati dalle ragazze e dal sesso.
Skippy muore avrebbe la struttura perfetta di una serie Netflix stile Stringer Things o Sex Education. Halloween, il ballo della scuola, il concerto di fine anno sono tutte scene che farebbero pensare ad un teen drama. Quella di Paul Murray però è letteratura e questa soltanto la superficie di un grande romanzo. Dietro uno strampalato gruppo di ragazzini in collegio, c’è una comunità di adulti che esercita nei lori confronti una forma di risveglio forzato da una grande illusione. Ogni personaggio ha una storia e ogni storia ha una versione. Murray sovrappone i piani e lascia che le coincidenze si rivelino all’improvviso. Il risultato è un lunga e veloce narrazione che alterna passaggi comici a momenti drammatici, un flusso emotivo costante che travolge il lettore dall’inizio alla fine.