Esclusiva

Gennaio 29 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Gennaio 30 2026
«La sua voce serve ancora»: Camilleri cento anni dopo

Il Fondo Andrea Camilleri, tra archivi e iniziative globali, al centro di Camilleri 100

Sono circa duecento i faldoni che affollano il garage di casa Camilleri. Carte rilegate a mano, poesie adolescenziali, lettere spedite da Roma ai genitori, copioni, appunti, bozze. Andrea Camilleri li ha conservati per tutta la vita, con rigore e ostinazione. Riordinandoli, si delinea il racconto di quello che diventerà un Maestro della letteratura italiana, destinato a lasciare un segno profondo e duraturo nella cultura del Paese.

È la storia di un viaggio che comincia lontano, da un porto siciliano che parla di zolfo, salgemma e natura incontaminata. Andrea Camilleri nasce lì il 6 settembre 1925, a Porto Empedocle, che diventerà poi la Vigata del Commissario Montalbano. La sua è una famiglia attraversata da contraddizioni forti: cresce fra un padre funzionario delle compagnie portuali, fascista della prima ora ed una parentela che incrocia il nome di Luigi Pirandello. È un ambiente che espone presto l’autore alla complessità del potere, dell’autorità e del dissenso. Quando, nel secondo dopoguerra, lascia la Sicilia per Roma, quel bagaglio non si perde: cambia forma, si deposita nelle lettere spedite a casa per raccontare il difficile percorso alla ricerca di un suo posto nel mondo.

Oggi quelle carte hanno un indirizzo preciso e raccontano molto più di una biografia: tracciano un metodo rigoroso, appartenuto ad una voce che continua a produrre senso anche ai giorni nostri. Si tratta del Fondo Andrea Camilleri, nel quartiere delle Vittorie di Roma, pensato per essere non un archivio celebrativo, ma piuttosto un luogo di memoria viva e concreta.

Lo spazio nel 2018, anno in cui è stato scelto, era un ex bar ormai chiuso da anni, di cui Camilleri stesso e l’architetto Simone Di Benedetto hanno intravisto il potenziale. Lo scrittore ha seguito il progetto fino all’ultimo, anche quando la vista lo aveva ormai abbandonato: «Di Benedetto portava i modellini delle librerie, le graniglie, e lui le toccava con le mani. Sapeva perfettamente come sarebbe venuto il Fondo, il luogo che avrebbe conservato la sua memoria», racconta Andreina Camilleri, primogenita dello scrittore e oggi Presidente del Fondo a lui dedicato.

Il trasferimento delle carte avvenne nel 2020, in piena pandemia. Ed è lì che emerge una sorpresa. «Mi aspettavo soprattutto Montalbano», spiega Patrizia Severi, curatrice dello spazio. «Invece il cuore dell’archivio era un altro: il Camilleri giovanissimo, quello che voleva fare il poeta».

Tra i materiali spiccano infatti le prime poesie degli anni Quaranta e le prime risposte editoriali, tra cui una lettera dell’editore Vallecchi del 1942. Nel 1945 una poesia viene pubblicata su Mercurio, accanto a firme come Ungaretti, Moravia e Alvaro. Ci sono poi tentativi di romanzo precedenti a Il corso delle cose, già attraversati da temi e scelte linguistiche che diventeranno centrali nella sua produzione: il rapporto con il potere, la memoria storica, una Sicilia mai folkloristica. È lo stesso sguardo che attraverserà i romanzi storici e, più tardi, anche Vigata.

«La sua voce serve ancora»: Camilleri cento anni dopo

«L’archivio mostra come Camilleri non nasca scrittore a settant’anni», sottolinea Severi. «C’è una storia lunghissima dietro, fatta di tentativi, studio, disciplina. Non c’è tutto, ma c’è abbastanza per capire come ci sia arrivato».

Quel rigore emerge anche nel carteggio familiare, pubblicato da Sellerio nel 2024 con il titolo Vi scriverò ancora. Sono lettere spedite tra il 1949 e i primi anni Sessanta, che raccontano la vita di uno studente fuori sede arrivato dal Sud a Roma: l’affitto da pagare, la ricerca di un lavoro precario, i tanti rifiuti, le lettere, il teatro, lo studio.

«Traspare una grande consapevolezza di sé», dice Andreina Camilleri. «Ha avuto tante porte in faccia, ma non ha mai mollato. E questo, secondo noi, è un messaggio che parla molto anche ai giovani».

Proprio dal Fondo è partita l’idea di un centenario diffuso, promosso come un grande progetto culturale collettivo per restituire un Camilleri più ampio, meno cristallizzato e spesso inedito. Camilleri 100 ha attraversato il 2025 con mostre, convegni, spettacoli teatrali, letture pubbliche, iniziative nelle scuole e nelle università, in Italia e all’estero.

Il 6 settembre, giorno della nascita dello scrittore, la Rai ha dedicato la prima serata al documentario Camilleri 100 di Francesco Zippel, accompagnato dalla riproposizione delle serie del Commissario Montalbano. Eventi simbolici si sono svolti a Roma, Taormina e in numerosi Istituti Italiani di Cultura nel mondo, dall’Avana a Hong Kong.

«La cosa che mi ha colpito di più è stato l’affetto», racconta Andreina Camilleri. «Un bisogno quasi fisico di sentire ancora la sua voce. Lo vediamo ogni giorno dalle richieste di visita al Fondo, dalla partecipazione agli eventi».

Un affetto che non si è limitato al personaggio più noto. «Il centenario ha permesso di parlare di Camilleri oltre Montalbano», aggiunge Severi. «Convegni, spettacoli, letture hanno acceso una luce su aspetti meno conosciuti della sua scrittura. Anche all’estero, spesso, non ci si è concentrati su Montalbano, ma sulla lingua, sulla narrativa storica, sul metodo».

Il Fondo continua oggi a lavorare in questa direzione, con attività di studio, aperture al pubblico, progetti rivolti ai giovani, gruppi di lettura in fase di avvio. Qui, Camilleri non è celebrato come monumento ma piuttosto parla attraverso le sue carte. E da quel dialogo, a cento anni dalla nascita, continua a emergere una voce che non appartiene al passato.