Esclusiva

Gennaio 29 2026
«La frana a Niscemi divora le case, viviamo in 5 in una stanza»

Il crollo del paese nell’entroterra siciliano raccontato con le parole degli abitanti che rischiano di perdere tutto

È un boato sordo, avvertito intorno alle 13:00 di domenica 25 gennaio, a segnare l’inizio dell’incubo per Niscemi, un borgo in provincia di Caltanissetta. Mentre le famiglie erano a tavola, la terra ha iniziato a cedere sotto la pioggia del ciclone Harry. Nessun ferito, solo case e arredamenti distrutti. La frana, con un fronte di oltre 4 km ancora in movimento, ha costretto all’evacuazione di circa 1.500 persone. 

«La frana a Niscemi divora le case, viviamo in 5 in una stanza»

«La luce andava via di continuo. In serata, la mia abitazione, nel quartiere Canalicchio, è finita nella zona gialla. Io e la mia fidanzata siamo stati costretti a raggiungere i miei genitori nella casa in campagna», racconta Lorenzo Cacciaguerra, parrucchiere di 22 anni: «È una grandissima ferita. Prima di me, lì vivevano i miei genitori e prima ancora i miei nonni. I luoghi della mia infanzia sono stati spazzati via. Ogni mattina, vedere quello squarcio fa male».

Agli abitanti dei quartieri Sante Croci, Canalicchio e Trappeto sono state messe a disposizione delle brandine nella palestra del Palazzetto dello Sport “Pio La Torre”. Eppure, nessuno le ha utilizzate in queste notti. Molti hanno trovato riparo da parenti e amici, che per solidarietà hanno aperto le loro case: «Sono invalido al 100% dopo un ictus. Se non fosse stato per mio cognato, nessuno a livello pubblico si sarebbe preso cura di me. Non posso andare nei posti letto comuni con la mia disabilità. Ho due case di famiglia: una nella campagna davanti al paese che oggi non c’è più, e l’altra in una delle zone gialle a rischio cedimento», spiega Gianni Lo Monaco, 56 anni, ex muratore.

«La frana a Niscemi divora le case, viviamo in 5 in una stanza»

Anche i più piccoli vivono nel panico di una situazione fuori dal normale. Le tre figlie di Carmelo Mazzara, quarantenne, non vanno più a scuola: «La maggiore ha tredici anni, di notte si sveglia per la paura che il crollo si espanda. Ora viviamo con i miei genitori dall’altra parte del paese. Abbiamo trasformato il loro soggiorno in una camera da letto per cinque persone. Le nostre figlie di cinque e sette anni dormono con noi, la grande in un lettino. Siamo senz’acqua calda e riscaldamenti perché per precauzione hanno staccato il gas. Abbiamo dovuto comprare delle bombole».

Per due volte Carmelo e la moglie sono potuti tornare nella loro casa, ma solo per pochi minuti, il tempo per prendere i vestiti e qualche medicinale. «Avevo 11 anni e mi ricordo che vedevo le persone più grandi di me portare sulle spalle mobili, materassi, vestiti e camminare per strada perché non potevano andare con i mezzi. Un’altra volta, la stessa storia si ripete».

«La frana a Niscemi divora le case, viviamo in 5 in una stanza»

Nel 1997 un cedimento del terreno si era già verificato a Niscemi. All’epoca, erano stati stanziati circa 18 milioni di euro per la messa in sicurezza del versante, ma in questi anni non sono stati messi in atto interventi strutturali. L’inerzia amministrativa si è aggiunta alla situazione morfologica del terreno argilloso molto friabile e si scontra con una realtà nazionale drammatica evidenziata dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale: il 94,5% dei comuni italiani è oggi a rischio idrogeologico.