Esclusiva

Gennaio 30 2026
La scommessa dell’Euro-Digitale

Frammentazione dei sistemi di pagamento, costi elevati per le PMI e dipendenza da circuiti globali: la risposta europea a una vulnerabilità sempre più evidente

Il carrello è pieno, la fila alla cassa scorre veloce, finché il terminale di pagamento emette un suono secco. “Transazione rifiutata”. Il cassiere prova di nuovo, poi alza lo sguardo: il circuito non risponde. Alcuni clienti cercano contanti, altri controllano inutilmente le app sul telefono. Se i grandi operatori di pagamento esteri smettessero, anche solo temporaneamente, di servire l’Europa, la scena sarebbe questa: un’interruzione improvvisa di un gesto quotidiano, apparentemente banale, ma centrale nella vita economica di milioni di cittadini.

È partendo da uno scenario simile che Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, ha costruito il suo intervento al New Year’s Forum 2026. Il messaggio è stato netto: «L’Europa utilizza circuiti non europei ed è ufficialmente alle dipendenze di terzi». Una dipendenza che, ha avvertito, rischierebbe di diventare strutturale e «totale» se non si intervenisse. Il tema non è astratto né puramente tecnologico. Riguarda la resilienza del sistema dei pagamenti, la sovranità monetaria e, in ultima analisi, la tutela dei consumatori e delle imprese europee.

Gran parte dei pagamenti elettronici nell’area euro passa attraverso infrastrutture controllate da operatori extra-UE. Questo vale tanto per i pagamenti transfrontalieri quanto per quelli domestici. In alcuni Stati membri, ha ricordato Cipollone, «non vi è una soluzione domestica, nel caso gli operatori scegliessero di non servire più l’Europa». In questo contesto, l’affidamento a pochi grandi circuiti internazionali non è solo una scelta di mercato, ma una fonte di vulnerabilità sistemica.

Secondo Cipollone, la frammentazione rappresenta uno dei rischi principali, chiarendo che il problema non è l’esistenza di operatori globali in sé, ma l’assenza di un’infrastruttura europea in grado di funzionare come opzione di base comune. La frammentazione, oggi, non è solo internazionale ma anche intranazionale: soluzioni diverse, costi diversi, livelli di servizio disomogenei che si riflettono direttamente su consumatori e commercianti.

È in questo quadro che si inserisce il progetto dell’euro digitale, presentato non come un esercizio di innovazione fine a sé stesso, ma come uno strumento di autonomia strategica. 

«C’è un’urgenza di autonomia», ha spiegato Cipollone e rafforzare l’Europa come area monetaria, ha aggiunto, significa anche assicurare che i cittadini possano pagare ovunque nell’Unione senza dipendere da decisioni prese altrove. Dal punto di vista dell’utente finale, l’euro digitale è pensato per essere semplice e familiare. Cipollone lo ha descritto come uno strumento che funzionerà «come un normale wallet, app, con pagamenti automatici come tap and go». L’obiettivo è permettere ai cittadini di pagare in tutta Europa con un’unica applicazione, capace di rispondere a esigenze comuni a livello europeo, senza dover cambiare strumento o circuito a seconda del Paese. Una standardizzazione che punta a ridurre complessità e costi, soprattutto per chi opera su scala transfrontaliera.

Le tempistiche, pur non immediate, sono delineate. Il rilascio dell’euro digitale è previsto intorno al 2029, a condizione che il quadro normativo venga definito nei prossimi anni. La BCE insiste sul fatto che si tratterà di un’integrazione al contante e ai mezzi di pagamento esistenti, non di una loro sostituzione, ma il suo impatto potenziale sul sistema dei pagamenti è tutt’altro che marginale.

Uno dei nodi più sensibili affrontati da Cipollone riguarda la privacy: «L’informazione sul pagamento resta alla banca commerciale, non alla BCE». Il modello disegnato assegna alle banche commerciali un ruolo centrale nel rapporto con il cliente, perché «la banca commerciale detiene la fiducia del cliente». Alla BCE, invece, arriverebbero solo «codici crittografati», incapaci di rivelare l’identità del pagatore o la natura della transazione. Solo le banche commerciali sarebbero in grado di conciliare questi codici con l’identità del cliente e la tipologia di pagamento, preservando così un livello di riservatezza paragonabile a quello dei sistemi attuali.

Per le piccole e medie imprese (PMI), l’euro digitale potrebbe rappresentare un cambiamento rilevante. Cipollone ha sottolineato il «vantaggio per le PMI», legato soprattutto alla «riduzione delle fees (commissioni) e a una maggiore forza commerciale per commercianti e imprenditori». In questo senso, l’euro digitale si colloca come una delle opzioni oggi sul tavolo nel confronto europeo sul futuro dei pagamenti. Non una risposta immediata né priva di interrogativi, ma un progetto che riflette una preoccupazione crescente sulle infrastrutture critiche e sulla loro governance.