Esclusiva

Febbraio 4 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 5 2026
«Mi ha salvato la vita»
Esce Fantasmi di Scarp de’ Tenis

Il direttore Stefano Lampertico e l’operatore Fedele raccontano il nuovo numero con la copertina a cura di Lorenzo Mattotti

«Non possiamo ancora essere poveri, perché tutto è inclusivo a parte i posti esclusivi», canta Fabio Bartolo Rizzo in Cosplayer. Molto prima di diventare Marracash, frequentava a Milano un muretto in zona Porta Venezia: un punto di ritrovo attraversato da ragazzi che condividevano la stessa sensazione di stare ai margini, spesso senza essere visti. «Quando parliamo di persone senza dimora, spesso le consideriamo invisibili, come fantasmi. E come tali ci passiamo accanto». Come il cantante originario di Barona (quartiere popolare di Milano), Stefano Lampertico, direttore di Scarp de’ Tenis, rifiuta cliché e ipocrisie. Una convinzione che emerge anche nell’ultimo numero, Fantasmi, distribuito a Milano sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio. Tra le persone che consegnano il giornale sui sagrati delle chiese c’è Fedele, impegnato nella parrocchia Mater Amabilis, in via Gaetano Previati 8, zona Fiera: «Scarp de’ Tenis mi ha salvato la vita. Ho sessantasei anni e otto anni fa ho perso tutto. Dopo aver perso il lavoro ho subito uno sfratto. Ora, tutti i fine settimana, compresi Natale, Epifania e Ferragosto, svolgo questa attività: è la mia unica fonte di reddito. Oggi vivo in un appartamento e riesco ad andare avanti».

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Fedele, operatore della rivista

Fedele ha conosciuto la rivista grazie a don Marco Recalcati, che collabora con la Caritas, l’organismo pastorale a cui vengono destinati gli introiti della vendita. Il giornale, a cadenza bimestrale, nasce nel 1996 da un’intuizione del cardinale Carlo Maria Martini e prende il nome dalla celebre canzone di Enzo Jannacci El portava i scarp de’ tenis, che racconta la storia di un barbùn milanese. Per raccontare povertà e crisi abitativa, «servono ascolto e un approccio dignitoso, non pietismo e paternalismo», insiste Lampertico. Un monito condiviso anche da Fedele: «A volte qualche parroco mi chiede di raccontare la mia esperienza in chiesa. Lo faccio facendo estrema attenzione a non fare leva sulla pietà. Il mio punto saldo è la dignità, sempre, e le persone lo apprezzano».

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Stefano Lampertico, direttore del giornale


Lo stesso approccio caratterizza i racconti dell’ultimo numero. Giulia Ghirardi, collaboratrice della rivista e giornalista di Fanpage, racconta l’esperienza nella Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci di Milano, la più grande struttura pubblica d’Europa, che ospita oltre 560 persone senza dimora. Qui è stato aperto nei mesi scorsi il primo salone sociale creato in Italia: un progetto nato dalla collaborazione tra L’Oréal Italia, Fondation L’Oréal e Comune di Milano, che restituisce un’idea semplice e radicale: anche la bellezza è un diritto. «Quando raccontiamo chi vive in strada non pensiamo mai alla bellezza, a come presentarsi, a come sentirsi guardati», osserva Lampertico. Il numero affronta anche il tema degli sgomberi e degli sfratti. Nell’articolo curato da Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori della Caritas ambrosiana, emerge con chiarezza come operazioni di sgombero e blitz possano rispondere a esigenze immediate di sicurezza, ma non offrano soluzioni durature né rispettino i diritti delle persone coinvolte. Un tema che riguarda molti più luoghi di quanto si immagini. «Il rischio di finire in strada non è lontano, è molto più vicino di quanto pensiamo. Molti credono: “io non ci finirò mai”. Invece non è così», avverte Lampertico.


Una consapevolezza che trova riscontro nei dati e nelle storie raccolte dal giornale. La copertina di Fantasmi richiama la rilevazione sulle persone senza dimora promossa da Istat e condotta da fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) nell’ambito del Censimento nazionale, realizzato in 14 città metropolitane tra il 26 e il 29 gennaio. Un lavoro pensato per strutturare politiche pubbliche più efficaci. L’illustrazione è firmata da Lorenzo Mattotti, che ha collaborato a lungo con il New Yorker. «Ci ha fatto un regalo inaspettato, un suo taccuino di schizzi», racconta Lampertico. «È un giornale diverso da tutti gli altri per due motivi», dice Fedele. «Offre una possibilità lavorativa a persone che l’hanno persa e racconta storie che non trovi su altri mezzi di informazione, mantenendo sempre una grande qualità nei contenuti».

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Angela vive a Genova, si trova a Milano per una passeggiata; si imbatte nella rivista nella chiesa di Santa Maria della Fontana

Le sue parole richiamano quanto scritto a pagina tre del nuovo numero: «Scarp de’ Tenis è un giornale di strada no profit, un’impresa sociale che dà voce e opportunità a persone senza dimora o in difficoltà. Vendere il giornale significa lavorare, non fare accattonaggio: il venditore trattiene una quota del prezzo di copertina, mentre contributi e ritenute fiscali sono a carico dell’editore».Il numero è acquistabile in formato fisico al costo di quattro euro e in formato digitale a tre euro e cinquanta. È inoltre possibile sottoscrivere un abbonamento sul sito Blog de Tenis – Il mensile della strada

Il progetto editoriale fa parte dell’International Network of Street Papers, ha nove sedi in Italia, vende decine di migliaia di copie e ha visto la collaborazione di oltre 900 persone. La sfida è sempre la stessa: «I giornali di strada, ovunque nel mondo, hanno un approccio basato sulla dignità, non sulla compassione», ricorda Lampertico. «Chi finisce in strada non lo fa per scelta, ma per un trauma, una rottura di relazioni, una perdita di lavoro o un debito. E molto spesso la difficoltà più grande non è economica, ma la solitudine». Forse il senso ultimo sta ancora nelle parole di Cosplayer, che un ragazzo a Milano potrebbe ascoltare in cuffia proprio ora: «Oggi che tutti lottiamo per difendere le nostre identità, abbiamo perso di vista quella collettiva. L’abbiamo frammentata. Noi, loro e gli altri. Persone». Scarp de’ Tenis sono 30 anni che prova ad invertire la rotta, e sta riuscendo piuttosto bene.