Esclusiva

Febbraio 6 2026
«Ora c’è speranza», la Spagna regolarizza 500 mila migranti

Il governo Sánchez apre alla possibilità di lavoro legale per i migranti irregolari. Storie di chi attende una vita normale

«Niente documenti, niente lavoro». Ogni mattina Alassane, 25enne originario della Mauritania, cerca lavoro e ottiene sempre la stessa risposta. Vive in Spagna da due anni senza uno status regolare. Nella primavera del 2026, il governo Sánchez dovrebbe regolarizzare circa 500 mila immigrati. Lui sarà uno di quelli.

«È una notizia molto importante per me e per tanti altri migranti. Dopo tanto tempo qui senza documenti e senza lavoro, questa possibilità significa molto», racconta Alassane dal suo alloggio del centro Caritas di Mérida, in Estremadura, che condivide con alcuni connazionali, anche loro irregolari. Vivere in Spagna senza documenti rende particolarmente difficile ottenere qualsiasi tipo di registrazione formale, al di là delle iscrizioni anagrafiche o delle bollette di luce e acqua. Secondo la Fundación de las Cajas de Ahorros (Funcas), il numero di stranieri non comunitari residenti in Spagna in situazione amministrativa irregolare potrebbe aver raggiunto le 840 mila persone al 1° gennaio 2025.

Come Alassane, in tanti sono sbarcati sulle coste spagnole. «Sono arrivato alle Canarie in barca. Sei giorni in mare. Sono stato a Guadalajara, poi a Toledo, in un paese che si chiama Mocejón, ma non sono mai riuscito a lavorare». Attraverso il nuovo decreto verrà concessa un’autorizzazione di soggiorno provvisoria, che permetterà di lavorare legalmente e di accedere ad altri diritti fondamentali, come l’assistenza sanitaria. «Cambierebbe tutto. Vivrei più tranquillo, senza paura. Potrei andare dal medico, lavorare, avere una vita normale».

Il decreto annunciato il 27 gennaio dal governo socialista permette ad Assane di accarezzare sogni concreti: «Un lavoro, una casa, la felicità. Potermi comprare una maglietta con i miei soldi. Vivere come una persona normale». E nella sua idea di normalità c’è anche la possibilità di andare a trovare ciò che resta della sua famiglia: «I miei genitori sono morti, anche mio fratello. Mi restano solo i nonni e alcuni zii».

L’obiettivo della misura è quello di stimolare la «crescita economica e la coesione sociale», ha scritto in una nota il ministero per l’Inclusione, la Previdenza sociale e le Migrazioni. I lavoratori migranti, per i quali c’erano già strumenti permanenti di regolarizzazione per trasformare presenze irregolari in legali, sono uno dei motori dello sviluppo dell’economia spagnola negli ultimi anni. Dal 2022, il paese iberico ha accolto in media oltre 40 mila immigrati all’anno. Numeri che hanno permesso ai livelli di occupazione di crescere, con conseguente aumento del Pil reale.

Non tutti coloro che hanno diritto alla regolarizzazione avranno bisogno di lavorare sul loro spagnolo. Secondo i dati raccolti da Funes, il 70% degli immigrati proviene da paesi del Sud America, mentre Centro America e Caraibi rappresentano circa il 17%. È il caso di Paula, 46enne venezuelana con cittadinanza cilena. Da nove mesi vive ad Alicante, nella regione di Valencia, con suo marito e la loro bambina di cinque anni. Anche loro sono irregolari: «Appena arrivati ci siamo resi conto di quanto fosse difficile fare qualsiasi cosa senza documenti».

Questo vuol dire che bisogna adattarsi: «Lavoro pulendo case e badando bambini a nero, mio marito nell’edilizia. I salari sono molto più bassi per chi non ha documenti, e ci sono voluti più di cinque mesi per trovare qualcosa», le parole di Paula. La sanatoria permetterà alle persone di lavorare, studiare e vivere con dignità. «Si è accesa una luce di speranza e si sono rinnovate le energie per continuare a costruire la nostra vita qui in Spagna. Adesso sappiamo che le cose miglioreranno e che inizieremo a sentirci parte, e non più esclusi».