Esclusiva

Febbraio 9 2026
I fattorini sfruttati e Glovo accusata di caporalato

Il colosso spagnolo di delivery è sotto inchiesta: “Salari sotto la soglia di povertà”

«Finalmente se ne sono accorti. Sulle tariffe degli ordini, Glovo è il peggiore in assoluto» sono le parole di M., rider da oltre quattro anni, sulle condizioni salariali della piattaforma di consegne. Glovo è stata accusata di caporalato dalla Procura di Milano in relazione alle condizioni di lavoro dei rider. Per l’app di consegna a domicilio multicategoria, nata nel 2014 in Spagna e operativa in numerose città italiane e europee, è stato richiesto ora il controllo giudiziario.  

Quanto alle accuse di caporalato: «Direi che sono giuste» continua M. Secondo il codice penale, quando un soggetto decide contemporaneamente chi lavora, quanto lavora e, soprattutto, quanto vale quel lavoro e lo fa approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, allora non è più solo un “modello di business”: si tratta di caporalato. «Non ho giorni di malattia né ferie previste. Ho la libertà di lavorare quanto voglio, ma quando sei autonomo il rovescio della medaglia sono le tutele che mancano».

Sul provvedimento in discussione, M. non ha dubbi: «È un’ottima notizia. Il vero problema sono le tariffe. Si parte da una minima di 2,50 euro, e rimane sempre quella fino a 2,5 chilometri o 20 minuti di consegna. Poi, per ordini da 4-5 chilometri, ci pagano 3 o 3,50 euro: è assurdo». M. lavora circa 6 ore al giorno come lavoratore autonomo ma con subordinazione rispetto alla piattaforma. Poi parla di controlli insufficienti: «Molti stranieri utilizzano account non a nome loro, o c’è chi usa due account per avere più ordini. E Glovo fa pochissimi controlli a riguardo». E aggiunge, in quanto al problema retributivo «La maggioranza degli ordini su Glovo è quasi sempre tra 2,50 e 3 euro. Io li accuso per le tariffe».

Il Pubblico Ministero Paolo Storari ha nominato un amministratore giudiziario con il compito di “bonificare” l’organizzazione e, soprattutto, regolarizzare circa 40mila rider in tutta Italia. Nel controllo giudiziario un professionista nominato dal tribunale entra nella società per assicurare il rispetto delle norme e impedire che le violazioni si ripetano. Non sostituisce i vertici, ma li affianca nella regolarizzazione. Il provvedimento dovrà essere convalidato dal gip. L’azienda opera in un settore che, per occupazione, servizi e impatto economico è sempre più rilevante in Italia ed è parte integrante della quotidianità di milioni di persone. Secondo il rapporto FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) il Food Delivery ha raggiunto un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro già nel 2024.

Secondo gli accertamenti, ai fattorini vengono corrisposte retribuzioni inferiori alla soglia di povertà e in ogni caso non commisurate alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, in violazione del principio costituzionale che garantisce un’esistenza libera e dignitosa. Nel campione esaminato dagli investigatori, riferisce la Procura, una quota largamente maggioritaria risulta sottopagata: tre rider su quattro si collocano al di sotto della soglia di povertà lavorativa, con una percentuale ancora più elevata se il confronto viene effettuato con i contratti collettivi di riferimento. L’affiancamento previsto dai magistrati dovrà imporre assetti organizzativi capaci di evitare nuove retribuzioni sottosoglia. A Glovo viene contestato un caso specifico, ma il contesto è un modello di consegne rapide che è un’abitudine di massa ed è il volto più visibile del lavoro povero in Italia.