Esclusiva

Febbraio 9 2026
«Insieme, siamo America»
Bad Bunny sfida Trump

Immigrazione, diversità e gioia caratterizzano l’esibizione dell’artista portoricano al Super Bowl

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«L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore» sul maxischermo. In primo piano una sfilata di bandiere e un pallone ovale con la scritta «insieme, siamo America». L’halftime show di Bad Bunny al Levi’s Stadium di Santa Clara, nell’intervallo del Super Bowl LX – vinto dai Seattle Seahawks sui New England Patriots – è stato un successo.

L’artista portoricano ha firmato, a trentun anni, il primo spettacolo interamente in spagnolo della storia della rassegna da headliner solista, una settimana dopo il suo «ICE out» ai Grammy. Negli ultimi mesi aveva deciso di non esibirsi negli Stati Uniti in opposizione alle politiche migratorie di Donald Trump. Nonostante fosse assente, poco dopo l’intervallo, lo stesso presidente ha definito lo show «terribile, uno dei peggiori di sempre» mentre Bad Bunny ha rimosso qualsiasi contenuto dal suo profilo Instagram.

BAD BUNNY, LADY GAGA e RICKY MARTIN: Half-Time Show del SUPER BOWL LX | DAZN

Lo spettacolo si apre in una coltivazione tropicale ricostruita sul campo, un richiamo diretto all’immaginario del suo ultimo album DeBÍ TiRAR MáS FOToS. Bad Bunny entra vestito di bianco, spalline in stile football americano e un pallone sotto il braccio. L’estetica dell’America sportiva viene tropicalizzata. Così, mentre attacca Tití Me Preguntó, Benito Antonio Martínez Ocasio – questo il suo vero nome – cammina nel campo popolato da giovani braccianti, anziani seduti ai tavolini di plastica e banchi di granite.

Quando la canzone si interrompe, il set si stringe e Bad Bunny riappare sul tetto de La Casita, tradizionale casa portoricana diventata icona dei suoi live, con la canzone Yo Perreo Sola. Nel momento di massima energia, il soffitto cede. L’artista “cade” all’interno della casa, la attraversa e poi riemerge dalla porta principale. Da qui il ritmo cambia. Tra l’attore cileno Pedro Pascal e la cantante colombiana Karol G che animano la strada, Efecto, EoO e lo snippet di Gasolina celebrano il reggaeton, genere che gli Stati Uniti consumano senza mai legittimare politicamente.

Lo show non procede in ordine cronologico di hit, ma per blocchi narrativi. Monaco apre la sequenza a tema matrimonio e sul palco appare Lady Gaga, vestita di azzurro, con un arrangiamento salsa di Die With a Smile. La popstar americana canta, mentre Bad Bunny la accompagna. Lei porta l’inglese, lui il ritmo con la sua band Los Pleneros de la Cresta. Un matrimonio simbolico tra mainstream statunitense e mondo latino, costruito alle condizioni musicali di quest’ultimo.

NUEVAYoL, il brano dedicato alla New York portoricana, trasforma il palco in una bodega. Trombe, insegne luminose, ballerini, un barbiere e un Atm. In mezzo a questa scenografia, Bad Bunny regala uno dei suoi Grammy ad un bambino che gli somiglia, un riconoscimento al sé stesso di vent’anni fa.

Poi arriva il momento dedicato a Porto Rico. Entra Ricky Martin – uno dei cantanti portoricani più popolari – mentre sullo sfondo si vedono tralicci e strutture metalliche, simbolo dei frequenti blackout che colpiscono l’isola. Alcuni dei ballerini vengono “fulminati” da lampi di luce scenografici, mentre Bad Bunny, con in mano una bandiera del Paese, si arrampica sempre più in alto su uno dei tralicci. La dedica diretta alla sua terra viene messa in scena come una salita faticosa verso la visibilità, con i rischi e le cadute del caso.

Con CAFé CON RON la base vira verso la cassa dritta e sul prato iniziano a sfilare bandiere di tutto il mondo. Bad Bunny scandisce «God bless America, Cile, Argentina…» fino a costruire una lista di Paesi dell’intero continente. Allarga il concetto di Stati Uniti e, al tempo stesso, ribalta il tradizionale motto del “Dio benedica l’America”. La parata di bandiere durante la finale, mentre sul maxischermo dello stadio appare la scritta «l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore», sottolinea quanto il Super Bowl sia lo specchio di una popolazione inevitabilmente plurale.

Lo show si chiude con Debí tirar Más Fotos, titolo e brano simbolo dell’album. Mentre lui canta, nel cielo di Santa Clara esplodono i fuochi d’artificio. Bad Bunny mette in scena un racconto in cui Porto Rico e la stessa idea di “essere americani” entrano di forza nel canone pop televisivo del Paese. E lo fanno in spagnolo, senza tradursi.