Esclusiva

Febbraio 11 2026
L’Europa guarda oltre gli Usa
Via libera alla difesa comune

Partito Democratico, Forza Italia, Azione, Italia Viva, Verdi, a favore di un’Unione più sicura e coesa

Con 400 voti a favore, 119 contrari e 85 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sul rafforzamento della difesa comune europea, sostenuta da diversi gruppi politici: Socialisti e Democratici (S&D), Partito Popolare Europeo (PPE), Renew Europe (liberali) e Verdi/Alleanza Libera Europea (Verts/ALE). 

Sul fronte politico, resta evidente la distanza tra Parigi e Berlino. «Il debito comune per la difesa europea distrae dal problema della produttività», ha dichiarato un funzionario del governo tedesco vicino al cancelliere Friedrich Merz. Di segno opposto l’opinione del presidente francese Emmanuel Macron: «È il momento del risveglio europeo: dobbiamo investire in difesa e sicurezza». 

Il richiamo alla coesione è arrivato anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell’aula di Strasburgo: «L’unità dei Ventisette è prioritaria. Bisogna essere pronti alla cooperazione rafforzata per la competitività dell’Ue». 

Sulla stessa linea, il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, ha aperto la seconda giornata della sessione plenaria con un messaggio diretto: «Sostituire risorse di difesa Usa è il primo passo verso l’indipendenza. Per costruire una difesa europea più forte bisogna produrre. La nostra industria della difesa – aggiunge – deve essere all’altezza di questa sfida storica, deve aumentare le proprie linee di produzione e produrre, produrre, produrre». 

In un emiciclo semivuoto, gli eurodeputati hanno trattato a lungo degli sforzi geopolitici in corso per rafforzare la capacità militare dell’Unione. Il confronto si inserisce all’indomani del vertice NATO del 2025 in cui gli alleati si sono impegnati ad aumentare la spesa per la difesa e la sicurezza fino al 5% del prodotto interno lordo (PIL), da raggiungere entro il 2035: si tratta di oltre il doppio del precedente obiettivo fissato al 2%. 

Destinare il 5% del PIL alla difesa porterebbe a una spesa complessiva di circa 1.200 miliardi di euro: risorse che devono essere impiegate in modo efficiente, nello sviluppo di una base industriale europea che deve essere «capace di produrre in tempi certi e quantità adeguate», aggiunge l’eurodeputato Riho Terras, membro del partito popolare europeo. 

L’Europa guarda oltre gli Usa <br>Via libera alla difesa comune
Il risultato del voto in aula

Al centro del dibattito parlamentare c’è il ruolo degli Stati Uniti come garante ultimo della sicurezza europea. «L’Europa non può più contare sugli Usa, non sono affidabili», afferma la deputata di Renew Europe, Nathalie Loiseau. «Non ascoltate i nazionalisti presenti in questo parlamento. Abbiamo bisogno di indipendenza soprattutto dagli Stati Uniti», afferma Svev Mikser, esponente del gruppo S&D. 

Da più parti viene ribadita la necessità di costruire una forza di reazione rapida, coordinata con la NATO ma anche in grado di operare in modo autonomo. Indipendenza e autonomia strategica diventano così obiettivi da preservare a ogni costo. Affinché questo accada, è fondamentale lasciare spazio di azione all’Unione europea. 

Salvatore de Meo (FI), che ha votato a favore della risoluzione, dichiara a Zeta: «Non è più possibile immaginare la guerra in maniera convenzionale. L’attacco di hacker filorussi ai siti della Farnesina e delle Olimpiadi lo conferma. Ci troviamo di fronte a minacce ibride, rispetto alle quali è necessario alzare sempre di più il livello di sofisticazione e di innovazione tecnologica».

«È necessario andare oltre la sola dimensione militare», aggiunge De Meo. «Sicurezza significa garantire che l’Europa abbia una propria autonomia strategica, che passa anche attraverso il potenziamento dei nostri strumenti difensivi di tecnologia e innovazione».