A pochi giorni dal via, il Festival di Sanremo, in onda dal 24 al 28 febbraio su Rai 1, sembra aver perso parte dell’appeal mediatico degli ultimi anni. Ma le polemiche non sono mancate. All’annuncio dei 30 Big in gara, i social hanno preso di mira le scelte del direttore artistico Carlo Conti, definendo il cast “a basso costo” per l’assenza di nomi capaci di attrarre il pubblico generalista. In questa mancanza di star conclamate si legge il nuovo corso di Sanremo: meno certezze e più scommesse, meno nomi-brand e più percorsi costruiti nel tempo. Artisti che arrivano da scene diverse — rap, indie, punk, urban — forse non ancora familiari a tutti, ma che raccontano il presente della musica italiana. Ecco cinque nomi che vedremo all’Ariston e che vale la pena conoscere prima che si alzi il sipario.
Sayf

Prima del successo, Sayf consegnava pizze. Una delle consegne più curiose? A Olly, molto prima che entrambi arrivassero sul palco dell’Ariston. Nato a Genova da padre italiano e madre tunisina, Sayf (che in arabo vuol dire “spada”), classe ’99, è un artista difficile da incasellare. Inizia studiando tromba alle scuole medie, poi si avvicina al freestyle e al rap. La sua educazione musicale nasce in famiglia: De André, PFM e cantautorato italiano da un lato, musica araba e indiana dall’altro. Due mondi che convivono perfettamente nei suoi brani. Nel 2017 fa parte del collettivo Luvre Muzik, da cui nascono Sono triste (2019) ed Everyday Struggle (2020). La svolta arriva con il gruppo genovese Genovarabe e, nel 2025, con l’EP Se Dio Vuole, che gli vale la stima di Guè e Salmo. Il grande pubblico lo scopre con la hit Sto bene al mare insieme a Marco Mengoni e Rkomi. A Sanremo 2026 porta Tu mi piaci tanto, brano che, come ammette lui stesso, “è la fotografia di un momento, sia in maniera personale che in maniera un po’ più sociale”.
Nayt

«Sento di poter essere un ponte tra le generazioni».
È questo il manifesto della musica di Nayt, nome d’arte di William Mezzanotte, nato a Isernia nel 1994 e cresciuto a Roma. Ha iniziato a scrivere i primi pezzi a 15 anni e in poco tempo è diventato uno dei rapper più introspettivi della scena italiana, capace di fondere linguaggio urban contemporaneo e scrittura profondamente cantautorale. La sua carriera si sviluppa per capitoli, attraverso la trilogia Raptus (2015-2019) e album come Mood (2020), Habitat (2023) e Lettera Q (2024): un percorso che gli è valso cinque dischi d’oro e una fanbase trasversale. Nel 2025 pubblica Un uomo, un album che scava nelle fragilità e nelle contraddizioni dell’essere umano. Dopo un anno di tour sold out nei club italiani, debutta per la prima volta al Festival con Prima che, un brano che invita a domandarci chi siamo davvero senza maschere né regole imposte dalla società.
Maria Antonietta e Colombre

Coppia artistica e nella vita, Letizia Cesarini (Maria Antonietta) e Giovanni Imparato (Colombre) condividono musica e quotidianità da quindici anni. Entrambi marchigiani, condividono un legame profondo con la loro terra, spesso evocata nei testi. Maria Antonietta, nome d’arte ispirato alla regina francese, ha già calcato il palco dell’Ariston nella serata cover del 2020 insieme a Levante e Francesca Michielin; dopo gli esordi punk in inglese, ha scelto l’italiano costruendo una scrittura intima, colta e profondamente personale, influenzata anche dagli studi in Storia dell’arte e teologia. Giovanni Imparato, in arte Colombre, è cantautore, produttore e insegnante di lettere. Il suo nome d’arte, ispirato al racconto Il colombre di Dino Buzzati, riflette il suo immaginario musicale delicato e visionario. Nel 2025 è uscito “Luna di miele”, il loro primo disco a quattro mani. A Sanremo 2026 canteranno La felicità e basta, brano che parla di resistenza emotiva e quotidiana: «la felicità non è una gara né un premio, ma un diritto di tutti»
Bambole di Pezza

Una band punk rock sul palco di Sanremo. E per giunta, tutta al femminile. Le Bambole di Pezza sono il fatto più sorprendente tra i big in gara. Il gruppo fondato a Milano nel 2002, è una delle realtà più longeve e riconoscibili del punk rock italiano. In un panorama storicamente maschile, si sono imposte fin da subito con il loro stile senza filtri, portando avanti un messaggio chiaro di autodeterminazione, libertà e rifiuto degli stereotipi. Dopo anni di intensa attività live e dischi di riferimento come Crash Me, Strike e Dirty, il progetto ha vissuto una rinascita recente, con una formazione rinnovata e un linguaggio aggiornato ma fedele alle origini. In mezzo, anche collaborazioni con artisti come J-Ax. A Sanremo 2026 portano Resta con me, un brano che parla di “sorellanza” come risposta alla solitudine e alla violenza emotiva.
Samurai Jay

Quando nel 2025 l’estate suonava con «È tutto sbagliato / sta andando tutto al contrario…», pochi avrebbero scommesso che Samurai Jay fosse destinato al palco più importante della musica italiana. Quel verso di Halo è diventato uno dei tormentoni social dell’anno, consacrandolo sulla scena urban. Nato nel 1998 a Mugnano di Napoli, debutta nel 2018 con l’EP Promesse e si fa notare grazie a singoli come Gang con Geolier. La sua partecipazione al Festival arriva dopo anni di gavetta, collaborazioni con artisti di primo piano – tra cui Dark Polo Gang, Jake La Furia e Gigi D’Alessio – e una crescita costante. Per la prima volta in gara tra i Big di Sanremo 2026, Samurai Jay porta “Ossessione”, un pezzo che mescola urban e pop-soul, esplorando il lato oscuro delle relazioni di oggi.
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