Esclusiva

Febbraio 21 2026
La sana incoerenza dell’Achille Lauro sanremese

Ribelle, crooner, ora presentatore. Fenomenologia di come l’Ariston ha trasformato la carriera del cantante romano

Voleva cambiare Sanremo e invece Sanremo ha cambiato lui. Sette anni fa Achille Lauro era arrivato al teatro Ariston come un punk. Ci è tornato nel 2020 dentro una tuta glitterata, più glam che mai, prima di convertirsi, due anni più tardi, a un pop melodico a prova di famiglie. Il 25 febbraio 2026 completerà la sua evoluzione nazionalpopolare ricevendo le chiavi di casa, co-conducendo, al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini, la seconda serata del Festival.

Lauro è la stessa persona che nel 2021 lascia la Liguria con una denuncia per vilipendio alla bandiera italiana e l’accusa di aver offeso in diretta la religione cattolica. In molti non avevano gradito la sua presenza come ospite fisso per cinque serate, quei quadri in cui abbandonava il tricolore sulle scale, imitava la nudità di San Francesco e duettava con un Fiorello incoronato di spine. Ma l’invito di Amadeus, quell’anno conduttore e direttore artistico, aveva già sancito una svolta nel suo percorso sanremese e, più in generale, nella sua carriera.

Il cantante romano aveva approcciato i suoi primi due Festival come un outsider. Il sound vicino al rock di Rolls Royce, brano che presenta nel 2019, è una sorpresa rispetto ai ritmi tribali e alla samba trap di Pour l’amour, album del 2018. Un disco che, in un’intervista al sito di informazione Soundsblog, otto mesi prima di entrare all’Ariston per la prima volta, Lauro diceva di aver scritto «solo ed esclusivamente sotto l’effetto di stupefacenti: la droga è assolutamente fondamentale per la nostra creatività e l’ispirazione musicale».

Un punto importante per capire meglio la portata del cambiamento del personaggio Achille Lauro nel corso degli ultimi otto anni. Dalle calze a rete e il rossetto indossati nel 2020, quando sul palco di Sanremo canta Me ne frego, al «sarò soltanto un umile conduttore» dichiarato dopo l’annuncio di Conti, alla vigilia della 76^ edizione. Una metamorfosi pop passata anche per l’esperienza televisiva come giudice di X-Factor nell’edizione del 2024 e in quella del 2025, lo stesso anno felice in cui fa un doppio sold out al Circo Massimo di Roma e annuncia il suo primo tour negli stadi.

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Lauro arriva a Sanremo nel 2026 nel punto più alto della sua carriera. Libero dalla pressione di una gara che non l’ha mai premiato in termini di classifica: nono nel 2019, ottavo nel 2020, quattordicesimo nel 2022 con il tentativo gospel di Domenica.

C’era stato un momento, lo scorso anno, in cui le chance della ballad Incoscienti giovani non sembravano poche, con il portale di scommesse Eurobet che dava al brano la terza migliore quota, dietro solo a Giorgia e al futuro primo classificato Olly, e con la sala stampa che l’aveva inserito nella top 5 dopo la prima serata. Finì con un settimo posto e con Lauro più interessato a ricevere l’abbraccio dei fan per le strade di Sanremo e a cantare con loro dalla finestra del suo albergo, che al risultato.

Concentrato sul racconto della sua storia, quella di un amore romano narrato sopra un tradizionalissimo trionfo di archi, più che sul caos mediatico o sulle aspettative dei critici. Segnali. Che anche senza le piume, i cosplay di Elisabetta I Tudor e le stonature, il ribelle di cui questo Festival potrebbe sentire il bisogno è ancora lì, sotto la pelle del bravo ragazzo che quest’anno ci è cascato di nuovo.