Esclusiva

Febbraio 21 2026
Tony Pitony, chi è l’autore
della sigla del Fantasanremo

Numeri, ironia e l’esordio al Festival: ecco chi si nasconde dietro la maschera più discussa della musica italiana

Su chi ci sia sotto la maschera, circola un nome, non una biografia. Secondo ricostruzioni giornalistiche, sarebbe nato nel 1996 a Siracusa e il suo nome all’anagrafe sarebbe Ettore Ballarino. Ma il punto non è scoprire chi sia: il progetto nasce proprio perché l’identità personale resti secondaria rispetto alla figura pubblica.

Nel giro di pochi mesi, dall’uscita del suo secondo album Tonypitony nell’aprile del 2025, il nome di Tony Pitony è comparso nelle classifiche di Spotify superando il milione e mezzo di ascoltatori mensili, mentre alcune canzoni sono diventate audio ricorrenti nei video brevi sui social. I titoli sono espliciti (Culo, Donne ricche, Stimoli), ma il registro è comico. Nei brani compare sempre lo stesso personaggio: un uomo che si atteggia a seduttore sicuro di sé e finisce per mostrarsi impacciato, immaturo o fuori luogo. L’effetto non è provocare ma costruire una caricatura riconoscibile.

La maschera da Elvis è centrale. È una riproduzione economica: basette finte, plastica lucida, occhiali scuri oversize. Non serve a nascondere il volto, serve a dichiarare che quello che si vede è una messa in scena. In un panorama musicale dove l’autenticità coincide con l’esposizione personale, Tony Pitony funziona al contrario: più copre la persona, più rende chiaro il ruolo.

La stessa impostazione si ritrova online. Interviste, streaming e collaborazioni con creator non rompono il personaggio ma lo prolungano: non c’è mai un “dietro le quinte”, perché anche quando racconta di sé lo fa come se stesse interpretando qualcuno.

Il passaggio a Sanremo segue la stessa logica. Tony Pitony è l’autore di Scapezzolate, sigla del Fantasanremo, il gioco online che durante il Festival permette agli spettatori di creare squadre di cantanti e ottenere punti in base a ciò che accade sul palco. La canzone non prende in giro il Festival: usa il suo linguaggio e lo estremizza, entrando nello stesso rituale televisivo.

Nella serata delle cover canterà The Lady Is a Tramp insieme a Ditonellapiaga, un classico della canzone americana reso famoso da Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald. La scelta non rompe il contesto della gara: lo attraversa restando dentro il formato.

Ma perché fa ridere? Perché la volgarità è portata fino alla perdita di realismo. Nei testi il desiderio maschile diventa una posa ripetuta, meccanica: frasi ostentate, sicurezza esagerata, continue cadute di tono. Più insiste, più diventa evidente che non sta raccontando sé stesso ma un comportamento sociale riconoscibile.

Anche dal vivo evita la posizione tradizionale del cantante frontale. Alterna palco e platea, parla direttamente con chi assiste, costruisce una dinamica simile al teatro-canzone di Giorgio Gaber, dove la musica serve a dialogare con il pubblico più che a mantenere distanza.

Leggi anche: La sana incoerenza dell’Achille Lauro sanremese

Nonostante l’esposizione continua, resta difficile fissarlo in una definizione stabile. La sua voce circola ovunque, ma la figura resta mobile. Anche online questo si riflette: la pagina enciclopedica dedicata a lui non è attualmente pubblicabile perché priva di elementi biografici verificabili, segno di un’identità costruita più sulla presenza che sulla storia personale.

In questo senso la maschera non è un accessorio ma il contenuto. Nella tradizione teatrale italiana esiste una figura simile, Rugantino: arrogante e fragile allo stesso tempo, credibile proprio perché non pretende di esserlo davvero.

Per questo torna utile una riflessione di Luigi Pirandello, scrittore siciliano nato in provincia di Agrigento, che dedicò gran parte della sua opera al rapporto tra individuo e ruolo: «Il volto è servile e servizievole, la maschera è dispotica e intransigente. Il volto ti viene dato; la maschera si impone».