«Non esistono danni più o meno lievi a un monumento. Ogni gesto, anche il più piccolo, è un’offesa a un patrimonio comune, a una storia condivisa», dice Vanessa Ascenzi, storica dell’arte della Sovrintendenza del Comune di Roma. Si riferisce all’atto vandalico del 16 febbraio 2026 quando è stata spezzata la zanna sinistra dell’elefantino di Gian Lorenzo Bernini in piazza della Minerva. Era già accaduto nel novembre 2016. In entrambi i casi si pensa che qualcuno si sia arrampicato sulla scultura per scattare una foto o un selfie.
Ascenzi è la responsabile dei beni culturali del centro storico e ha seguito il restauro dell’animale di granito rosa che dal 1667 sostiene un antico obelisco egizio. Il frammento, lungo undici centimetri, è stato recuperato poche ore dopo il danneggiamento. «Le superfici combaciavano perfettamente: sono state pulite e il pezzo è stato riattaccato con una nuova resina alla statua», spiega indicando la linea d’incollaggio in un varco tra i cellulari sollevati dei visitatori. L’autore del gesto non è ancora stato trovato dai vigili urbani.
A pochi metri dal Pantheon, in uno dei punti più attraversati del centro di Roma, i turisti seguono l’ombrellino sulla testa dei loro accompagnatori. Le guide si fermano a spiegare la storia dell’elefantino, scolpito da Ercole Ferrata su disegno di Bernini. «Povero animaletto, ti hanno fatto del male», dice una donna prima di scattare una foto. Attorno all’obelisco, due bambini rincorrono un pallone sgonfio, usando gli scalini come porte da calcio. «Abbiamo una fortuna immensa, dovremmo proteggerla meglio», borbotta una coppia di residenti seduta accanto al campo improvvisato. Poco distante due persone arrivate da Imperia commentano: «È ignoranza. Andrebbe fatta pagare cara a chi ha rotto la zanna».
Roma ha circa 400 fontane e oltre 900 opere artistiche sparse in giro per la città. Nel 2025 la polizia locale ha effettuato più di 84mila controlli: circa 4.500 irregolarità accertate, quasi 500 illeciti a tutela del patrimonio, con oltre 2.500 ordini di allontanamento, come si legge in un report consultato da Zeta. Numeri che raccontano un presidio costante, ma anche l’impossibilità di sorvegliare ogni angolo.
Nel 2015 la fontana della Barcaccia in piazza di Spagna fu danneggiata dai tifosi olandesi del Feyenoord in trasferta europea contro la Roma. Negli anni successivi, busti e statue nei parchi e nelle piazze del centro sono stati vandalizzati o rubati, mentre alcuni turisti hanno inciso iniziali sul Colosseo o danneggiato le scale di Trinità dei Monti.
«Qualche anno fa andava di moda lasciare l’impronta del rossetto sui manufatti in pietra», ricorda Ascenzi. Può sembrare una leggerezza, ma «il rossetto è una sostanza grassa e oleosa. Se non viene rimossa subito, su una superficie antica già esposta agli agenti atmosferici resta un alone permanente». Anche una scritta con un pennarello o una bomboletta richiede personale specializzato: «Qualsiasi atto vandalico comporta l’impiego di risorse economiche e umane sottratte ad altri interventi», conclude la storica dell’arte.
Dal convento della basilica che affaccia sulla piazza, il frate domenicano Alessandro Monti parla con dispiacere del danno: «Un controllo capillare su tutto il patrimonio della città non è possibile. Forse si potrebbe fare di più solo sui punti a rischio. Il problema, però, è educativo. Si tratta di rispetto per il pubblico. Queste opere non sono oggetti da museo isolati dalla quotidianità, sono un’eredità viva. E come tale andrebbe custodita».