Un ragazzino con un cappellino e i calzoni corti cammina per le strade di Milano ancora deserte. Si sentono solo i suoi passi sui ciottoli. Poi si ferma, tira fuori un giornale dallo zaino e strilla: «Il Corriere della Sera!». Comincia così il documentario, in sala dal 7 marzo, che celebra i 150 anni del quotidiano più letto d’Italia, con una diffusione di oltre 200 mila copie giornaliere nel 2026.
«È la storia del giornale e di quello che ha rappresentato, è molto emozionante», dice a Zeta Luiss Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, che ha introdotto la proiezione di martedì 10 marzo al Cinema Barberini di Roma. «Per me conta avere avuto una piccola parte nel successo di una testata autorevole e leader in Italia».

L’anniversario cade il 5 marzo 2026: quel giorno, nel 1876, uscì a Milano il primo numero del giornale. Aveva tre pagine, più una di pubblicità. Allora in città c’erano sette quotidiani, tutti legati agli schieramenti politici dell’epoca. Fondato dal giornalista e editore Eugenio Torelli Viollier, il Corriere si proponeva invece come serio, indipendente e informativo, rivolto alla borghesia meneghina. Arrivò in un’Italia unita da appena quindici anni e nel corso del Novecento si impose come il primo per diffusione nazionale.
Per raccontare un secolo e mezzo di storia, il documentario sceglie sette epoche che la redazione ha attraversato. A guidare il racconto è l’attore e doppiatore Neri Marcorè: «L’ho proposto come narratore. Mi sembrava, per sobrietà e leggera ironia, la persona giusta», racconta Didi Gnocchi, autrice dei personaggi nel documentario. Alle parti recitate si affiancano immagini di repertorio e interviste a giornalisti che hanno fatto la storia del quotidiano, tra cui l’attuale direttore Luciano Fontana e i suoi predecessori Ferruccio de Bortoli e Paolo Mieli. «Abbiamo scelto alcuni episodi significativi, quelli che hanno inciso di più nel tempo e che aiutano a capirne l’anima», aggiunge Gnocchi. «Dalle origini il Corriere della Sera è sempre rimasto fedele prima di tutto ai suoi lettori».
Tra i momenti ricostruiti c’è anche l’attenzione pionieristica per lo sport, quando il quotidiano seguiva la rivalità tra due dei più grandi campioni del ciclismo italiano, Fausto Coppi e Gino Bartali. Un altro passaggio riguarda la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci che, nel 1979, quando scriveva per il Corriere, fu la prima reporter occidentale a incontrare e intervistare l’ayatollah Ruhollah Khomeini, guida suprema dell’Iran. Il film ricorda anche due redattori uccisi mentre facevano il loro lavoro: Walter Tobagi, che da anni seguiva l’offensiva del terrorismo contro la libertà di stampa, assassinato a Milano il 28 maggio 1980 da un commando di estrema sinistra; e Maria Grazia Cutuli, inviata in Afghanistan sotto la direzione di Ferruccio de Bortoli, uccisa sulla strada per Kabul il 19 novembre 2001.
In 150 anni il Corriere della Sera ha attraversato cambiamenti politici, sociali e tecnologici, riuscendo ogni volta a rinnovarsi. Da questa continuità parte un discorso sul presente e sul futuro del quotidiano. Sarzanini dice: «Io voglio credere, e credo, che il giornalismo, quello serio, resisterà anche ai cambiamenti. Dicevano che sarebbe finito anche quando è arrivato Internet, ma si è solo modificato. I giornali rimarranno. E noi dobbiamo fare in modo che rimangano».