Italia, può ancora essere grande: è questo il messaggio emerso dal panel Il futuro dell’Occidente passa per Roma, l’Italia al centro del dialogo transatlantico, svoltosi venerdì 12 dicembre al festival di Atreju 2025. Al centro del dibattito una domanda chiave: il rapporto privilegiato tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump può rendere l’Italia un soggetto geopolitico determinante nelle relazioni transatlantiche?
Le opinioni dei relatori si sono rivelate differenti. Al panel hanno preso parte alcune tra le voci più autorevoli del panorama italiano in ambito internazionale: l’inviata di Mediaset a Washington Maria Luisa Rossi Hawkins, Lucio Malan capogruppo di Fratelli d’Italia, Piero Armenti giornalista e fondatore del blog Il mio viaggio a New York, Simona Crolla Managing Director dell’American Chamber in Italy, le giornaliste Giovanna Botteri e Giovanna Pancheri, Federico Rampini in collegamento da New York e l’ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Flaminia Camilletti.
Federico Rampini ha sottolineato come, «nonostante Meloni debba capitalizzare il rapporto personale con Trump, che definirei “felicissimo”, sia ancora la Germania il principale interlocutore degli Stati Uniti in Europa». Capitalizzare questo legame, ha aggiunto, diventa sempre più complesso alla luce della postura assunta da Trump sulla questione ucraina. Giovanna Botteri ha invece invitato al pragmatismo, che nella sua visione coincide con la fedeltà al progetto europeo: «Se l’Europa avesse avuto una vera politica estera comune, probabilmente non ci sarebbe stata l’invasione russa. L’Unione Europea è imperfetta e iper-burocratica, ma ha potenzialità straordinarie. Essere amici di Trump può essere pericoloso, basta pensare al caso Musk».
Gennaro Sangiuliano ha spostato il focus sulla distinzione tra Europa e Unione Europea: «L’Europa è un grande valore comunitario, mentre l’Unione Europea è diventata una sovrastruttura burocratica, ormai interessata principalmente alla propria sopravvivenza». In riferimento alla National Security Strategy statunitense (NSS 2025), l’ex ministro ha affermato che il documento, lungi dall’essere un attacco diretto alle istituzioni europee, «ne evidenzia la decadenza, la perdita della sua storia e dei suoi valori». Su questa linea anche Lucio Malan: «Non credo che il documento auspichi un’Europa morta; piuttosto lo interpreto come un assist per Giorgia Meloni e per altri leader europei».
Una lettura differente è stata offerta da Giovanna Pancheri, secondo cui la visione di Trump sull’Europa «si pone chiaramente in contrasto con il progetto dell’Unione Europea», dal momento che l’obiettivo dell’ex presidente americano sarebbe quello di rafforzare i rapporti bilaterali con i singoli Stati, indebolendo il livello comunitario.
È emerso con chiarezza come, nelle relazioni internazionali degli Stati Uniti di Trump, l’empatia personale possa talvolta contare più delle tradizionali dinamiche diplomatiche. Tuttavia, il dibattito ha messo in luce anche come la sintonia tra Trump e Meloni non sia sufficiente, da sola, a conferire all’Italia un ruolo centrale nella ricostruzione di un nuovo equilibrio tra le due sponde dell’Atlantico.
A suggerire, in parallelo, un possibile rilancio del ruolo internazionale dell’Italia guidata da Meloni è stata la presenza, a pochi padiglioni di distanza, di Abu Mazen, leader dell’Autorità Nazionale Palestinese. Il pubblico ha accolto l’evento con entusiasmo; qualcuno ha commentato: «Abu Mazen è venuto a rendere omaggio a Meloni».