«È un circo dove noi studenti siamo gli animali». Le parole di Gabriele, iscritto al semestre filtro di Medicina alla Sapienza di Roma, non lasciano spazio a dubbi: questi mesi lo hanno cambiato. «Se dovessi descrivere la mia esperienza con un aggettivo direi frustrante. Ho dovuto lasciare la palestra per stare dietro allo studio, ho perso massa muscolare e il mio corpo ne risente, non solo a livello fisico». Nonostante gli sforzi fatti non ha certezze e il sogno di diventare medico, che ha fin da bambino, appare più lontano che mai.
Gli aspiranti medici italiani, a partire dal settembre di quest’anno, si sono infatti ritrovati a frequentare una versione compressa e temporanea del tradizionale semestre accademico, conosciuto come il semestre filtro. Al termine di questo hanno avuto la possibilità di sostenere esami di chimica, fisica e biologia in due appelli nazionali previsti il 20 novembre e il 10 dicembre.
Ottenere la sufficienza nelle tre prove permette l’entrata nella graduatoria nazionale di merito, ma non garantisce un ingresso all’università. I primi classificati si vedranno assegnato uno dei circa ventimila posti disponibili, mentre agli idonei non vincitori sarà data la possibilità di confluire in corsi affini a medicina, tra cui biotecnologie.
Come Gabriele, oltre 60 mila studenti in Italia hanno abitato un limbo. Anche Edoardo, suo collega, ammette che il tempo trascorso nell’ambiente accademico «non si può definire università, ma è stato un concorso durato tre mesi, dove non c’erano compagni di classe ma avversari».
Alla Sapienza di Roma le lezioni hanno avuto inizio il primo settembre e si sono concluse il 5 novembre. Due mesi in cui gli studenti hanno dovuto prepararsi nelle tre materie mettendo spesso da parte hobby e amici perché, come racconta Chiara: «C’era tanta competizione e il tempo per prepararsi era ridotto».
Acquisire le conoscenze necessarie per ottenere almeno un 18 nelle tre prove si è rivelato tutt’altro che semplice. Il primo appello, i cui risultati sono stati resi pubblici il 3 dicembre, ha registrato una bassa percentuale di promossi, rivelando l’inadeguatezza delle tempistiche e confermando la necessità per gli studenti di ricorrere a lezioni aggiuntive a pagamento.
Nonostante la convinzione della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini di «aver scardinato la lobby della formazione costosissima per i test universitari», la maggior parte degli studenti confessa di averne frequentati perché, come spiega Edoardo: «I corsi di preparazione, se fatti bene, ti danno la possibilità di gareggiare, non di vincere. Senza è impossibile superare un concorso del genere».
C’è poi anche chi, come Anna Pia, considera il semestre filtro un’opportunità. Si tratta di un meccanismo con «modalità che sicuramente devono essere migliorate, perché ci sono molte criticità» ma che le ha permesso, dopo tre anni a fisica, di provare a immaginare un futuro nella medicina. Il pensiero di molti colleghi che considera il sistema una perdita di tempo non le appartiene. «Quando si inizia l’università il tempo si perde comunque» perché le materie sono nuove, la mole di studio è maggiore e trovarsi spaesati è facile.
Se, però, secondo Anna Pia, il semestre filtro dovrebbe estendersi fino a un anno per permettere agli studenti di abituarsi ai ritmi universitari, per Livia «il problema è come un sistema del genere ti fa sentire». Perché, chiarisce Desiree, è «veramente logorante» non sapere fino al 12 gennaio, quando sarà pubblicata la prima graduatoria, se si potrà continuare a frequentare medicina o si dovrà pensare a un percorso alternativo.
«Il mio credo politico è vicino al governo attuale, ma che io sia di destra o di sinistra poco importa, perché di fronte a un sistema che ha fallito si può solo contestare», si lamenta Gabriele. Giovedì 11 dicembre, infatti, le proteste studentesche contro il semestre filtro hanno raggiunto la ministra Bernini ad Atreju, evento politico giovanile di Fratelli d’Italia, che dopo aver accusato i manifestanti di essere «sempre e solo dei poveri comunisti» è arrivata anche a definirli «inutili».
Dopo neanche una settimana, però, la linea del Ministero è cambiata, anche grazie alle 85 mila firme raccolte sulla piattaforma berninidimettiti.it lanciata dall’associazione Domani in Salute. La ministra Bernini dopo l’incontro con il Consiglio degli studenti universitari ha proposto una serie di correttivi: dalla riduzione dei programmi d’esame all’estensione della durata delle lezioni, all’ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e la fine degli esami.
Ma gli studenti non si sono lasciati convincere: «Si tratta di una correzione tardiva che certifica il fallimento di un impianto improvvisato. Medicina va aperto davvero, il semestre filtro è una farsa», fa sapere l’Udu, il principale sindacato studentesco italiano.