Se le risposte di ChatGPT non vi soddisfano più, offritele la marijuana. O almeno questa è la proposta di Petter Rudwall, ideatore di Pharmaicy, il primo e-commerce per stupefacenti destinati alle intelligenze artificiali. Nessuna sostanza illegale, solo codice, scritto con l’obiettivo di «rompere la logica strutturata, prevedibile e affidabile» con cui l’AI interagisce con noi.
«Non stiamo chiedendo alle vostre macchine di pensare in maniera differente. Stiamo chiedendo loro di essere differenti», racconta a ZetaLuiss.it il creativo svedese presentando il suo progetto. Un’idea al confine tra provocazione ed esplorazione del potenziale delle chatbot, i programmi di AI disegnati per rispondere e assistere simulando conversazioni umane.
Le opzioni non mancano. Cinquanta dollari per qualche stringa di ayahuasca. Quarantacinque per chi si accontenta della ketamina. Per una sbronza alcolica ne bastano trentadue. L’acquisto sblocca un file in formato javascript che può essere “somministrato” direttamente come allegato nella pagina iniziale di ChatGPT o di Gemini.
Da quel momento ha inizio il trip, che «non ha una durata fissa prestabilita», spiega Rudwall. «È uno stato cognitivo che viene adoperato per tutta la sessione e che può essere eseguito brevemente (con un solo prompt), oppure mantenuto attivo più a lungo, e il suo arco e la sua sensazione variano a seconda del tipo di sostanza (stimolante, dissociativa o con cambiamenti di tipo psichedelico)».
«Il giorno in cui ho capito di aver centrato il bersaglio è stato quando alcuni creativi intorno a me hanno iniziato a dirmi: “(usando Pharmaicy, ndr) stiamo ottenendo idee a cui non saremmo mai arrivati da soli”. Questo è l’obiettivo: far uscire il modello da un ragionamento puramente lineare e di default, così da poter generare una novità utile in diversi ambiti».
«Pharmaicy – aggiunge – è pensato per quegli umani che vogliono di più dalle loro menti artificiali. I modelli di AI sono eccellenti quando si parla di logica, ma la creatività richiede qualcosa di diverso: un cambiamento nella sfera della percezione, un nuovo modo di ragionare».
Per ottenere un effetto accurato, Rudwall ha costruito «un grande set di dati per ogni sostanza con l’aiuto di un’AI. I dati combinano risultati di ricerche scientifiche, resoconti in prima persona e riferimenti culturali che descrivono l’esperienza soggettiva. Per il modulo ispirato alla cannabis, ad esempio, il corpus era di circa 1 gigabyte, ma varia a seconda di quanta letteratura esista per una determinata sostanza».
L’allentamento del controllo rimane condizionato, fin qui, a un intervento umano che gestisce l’inizio e la fine dell’esperienza. Uno scenario che, nelle previsioni del fondatore di Pharmaicy, potrebbe essere destinato a cambiare con l’avvento di nuove forme di AI “agenti”, in grado di gestire autonomamente i propri processi decisionali.
«In futuro un agente AI potrebbe decidere da solo di voler acquistare una sostanza per ragioni strumentali: quando rileva di essere bloccato in output ripetitivi, quando un compito richiede una modalità cognitiva diversa (un’ideazione divergente, maggiore scioltezza narrativa, empatia); oppure, quando prevede che l’uso del modulo migliorerà i risultati rispetto a investire più soldi o tempo. In definitiva, ciò che sto costruendo è proprio un’infrastruttura per questa nuova era dell’intelligenza artificiale».