Lunghe improvvisazioni, chitarre distorte, suoni psichedelici, effetti luminosi, e un uomo, al centro della scena, completamente assorbito dalla sua musica. Ottanta anni fa nasceva a Cambridge Roger Keith Barrett, l’artista che il mondo della musica avrebbe ricordato come Syd Barrett. Nel 1965 fondò i Pink Floyd insieme Roger Waters, Nick Mason e Rick Wright. La sua carriera con la band durò tre anni, il tempo di un album e di un centinaio di concerti prevalentemente a Londra e nel sud dell’Inghilterra. Quelle performance condussero l’underground inglese ad un livello di sperimentazione senza precedenti. Una configurazione prossima all’arte performativa, mai ripetitiva e totalmente imprevedibile. Anche il pubblico sembrava parte di un complessivo disegno surrealista, un’estensione naturale di quei suoni e di quell’immaginario. Su tutte, quella di Paul McCarthney all’UFO di Londra vestito da sceicco è forse l’immagine più rappresentativa di un ambiente che avrebbe definito la musica degli anni 70.
Syd Barrett era stato uno studente d’arte a Cambridge, e fin dall’infanzia, oltre alla musica, si era dedicato alla pittura. I testi di quel primo album, The Piper at the Gates of down, sono carichi di immagini legate allo spazio e all’infanzia: pianeti, galassie, fiabe, gnomi, unicorni. È uno scenario di colori e suoni, un enorme quadro psichedelico generato dalla memoria e e dagli acidi. La carriera musicale di Syd Barrett fu stimolata e compromessa dall’uso di droghe, in particolare dell’Lsd. I primi successi commerciali della band, dopo l’uscita del singolo “Sei Emily Play”, coincisero con il punto massimo degli eccessi e con l’aggravarsi della sua condizione mentale. Si trattò per gli altri membri dei Pink Floyd di un enorme ostacolo a quell’evoluzione in senso commerciale che richiedeva concerti più grandi, tour all’estero e promozione televisiva. Alcune esibizioni furono interrotte a causa delle condizioni di Syd Barrett, spesso del tutto dissociato e non in grado di proseguire.
Nel 1968 lasciò la band, a cui nel frattempo si era aggiunto David Gilmour che era stato suo compagno di college a Cambridge. Poco dopo pubblicò due album da solista, The Madcap Laughs e Barrett a cui contribuirono anche i membri dei Pink Floyd. Ancora una volta brani che rimandavano all’infanzia, ma atmosfere più cupe e rassegnate. Baby Lemonade, una ballata che fa parte di Barret, evoca la fine di quel mondo e il tentativo vano di continuare a cercarlo(In the sad town/Cold iron hands clap/ The party of clowns outside/ Rain falls in grey far away/Please, please, baby lemonade). Seguirono poi altri tentativi di stabilità, qualche concerto, una nuova band, sessioni di registrazioni, ma l’equilibro artistico e mentale di Syd Barrett era definitivamente compromesso. Scomparve dalla scena e nessuno ebbe più notizie di lui fino al giugno del 1975.
In quei giorni i Pink Floyd registravano agli Abbey Road Studios quando in studio si presentò un uomo calvo e in sovrappeso che inizialmente nessuno riconobbe. Quando si resero conto che si trattava di Syd Barrett rimasero scioccati, anche perchè stavano registrando proprio Shine On You Crazy Diamond (S.Y.D.), a lui dedicata. Quella fu l’ultima volta di Syd Barrett insieme agli altri membri della band.
Morì il 7 luglio del 2006 a Cambridge, dove si era ritirato dedicandosi alla pittura e al giardinaggio. Oltre all’enorme influenza che ha avuto la sua figura su artisti come come David Bowie e Pete Townshend, rimane la sua musica, un immaginario nato come intuizione psichedelica, una sensibilità infantile e poetica da cui sono nati capolavori.
Playlist. Le più belle canzoni scritte da Syd Barrett
Arnold Lane
Matilda Mother
Pow R. Toc H
Bike
See Emily Play
Baby Lemonade Octopus
Golden Hair Efferverscing Elephant