«Se l’Ayatollah continua a uccidere il proprio popolo, che chiede una vita migliore, Donald J. Trump lo ucciderà». La frase è di Lindsey Graham, senatore della South Carolina e punto di riferimento per la politica estera del Partito Repubblicano. In un’intervista commenta le proteste che si stanno svolgendo in Iran contro il governo e fissa come obiettivo l’Ayatollah Ali Khamenei, la figura politica e religiosa più importante del Paese.
Le manifestazioni in Iran sono cominciate il 28 dicembre 2025 nel Grande Bazar di Teheran, la capitale del Paese. La decisione del governo di eliminare il tasso di cambio agevolato del rial, la valuta locale, ha fatto aumentare l’inflazione su base annua al 42 per cento, colpendo principalmente i beni alimentari. Il prezzo del pane è triplicato e i commercianti e piccoli imprenditori hanno chiuso le saracinesche in protesta contro il governo. I bazar iraniani sono il simbolo dell’economia e a Teheran sono rimasti chiusi dall’inizio delle proteste. Al loro interno, secondo le interviste di due commercianti sentiti dal New York Times, le forze di sicurezza sono intervenute utilizzando gas lacrimogeni e picchiando alcune persone nella folla di negozianti e manifestanti.
Le proteste non si limitano alla capitale e si estendono alle città di Isfahan, Mashhad e Karaj. Nei video pubblicati su BBC Persian e sui social media si vedono agenti di polizia in assetto antisommossa scendere in strada in motocicletta, inseguendo la folla e picchiando i manifestanti. Vengono mostrate le forze di sicurezza sparare contro la folla, si sentono colpi d’arma da fuoco e si vedono assalti alle banche statali e ai centri religiosi.
La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani è intervenuta in tono conciliante con un post su X: «I manifestanti sono i nostri figli, e ogni goccia di sangue versata ci addolora», affermando di essere pronta a dialogare con i cittadini in piazza. Al contrario, il capo delle forze di sicurezza del Paese, il generale Ahmad Reza Radan, ha promesso di continuare le operazioni finché «l’ultima persona» coinvolta nei disordini non sarà arrestata e punita, indipendentemente dal momento o dal luogo.
«Morte al dittatore», «Libertà, libertà, libertà», «Non abbiate paura, siamo tutti insieme» sono i canti che si sentono durante le manifestazioni. L’obiettivo è il governo della Repubblica Islamica e il suo leader spirituale: «Khamenei è un assassino».
Dagli Stati Uniti era già arrivato l’avvertimento del presidente Donald Trump sul suo social Truth: «Se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, gli Stati Uniti d’America verranno in loro soccorso», ha affermato negli scorsi giorni.

Per capire le probabilità di caduta del regime esiste un indicatore non convenzionale. Polymarket è una piattaforma di scommesse basata su criptovalute che negli Stati Uniti è diventata molto popolare (nonostante sia vietata nel mercato americano a causa delle regolamentazioni dei mercati finanziari). Gli scommettitori puntano denaro su una “scommessa” e prezzano una probabilità per un dato evento. Attualmente il volume di scambi sul contratto “Khamenei non sarà più Guida Suprema entro il 30 giugno” è in aumento e la probabilità di caduta della leadership religiosa è attestata dal sito al 40%.
Mentre il destino della leadership iraniana è incerto si contano i morti di questi giorni. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA) ci sono 34 morti accertati tra i manifestanti e due tra gli affiliati alle forze di sicurezza.